Carabiniere ucciso, parla il collega: “Eravamo disarmati”

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Nel silenzio del dolore per la morte di Mario Cerciello Rega, proseguono le indagini per chiarire cosa sia andato storto per il vicebrigadiere e il collega Andrea Varriale, che era con lui al momento dell’aggressione. Proprio da quest’ultimo arriverebbero le ultime novità sul caso. Andrea Varriale ha infatti ammesso che lui e il Cerciello quella sera erano in borghese, disarmati e senza il tesserino di riconoscimento.

Carabiniere ucciso, le parole di Varriale

Interrogato in qualità di persona presente al momento dell’aggressione, Varriale avrebbe ammesso, come riportato da Open, che sia lui che il collega si sono presentati disarmati all’appuntamento: “Anche la mia pistola era nell’armadietto. Eravamo in borghese con bermuda e maglietta, l’arma si sarebbe vista” avrebbe detto il militare, che ha anche aggiunto di non avere con sè il tesserino. Quest’ultima informazione contrasterebbe però con le ricostruzioni operate finora, ovvero che i carabinieri si sarebbero qualificati prima di presentarsi ai due giovani americani.

La trascrizione della telefonata

Tra i nuovi elementi acquisiti nell’ambito delle indagini c’è anche la trascrizione integrale della prima telefonata che Andrea Varriale avrebbe fatto alla centrale operativa, appena dopo l’aggressione, alle 3,16 della notte tra il 25 e il 26 luglio. Varriale chiama la centrale e dice all’operatore far arrivare subito un’ambulanza: “Collega accoltellato” è una delle prima informazioni che fornisce all’operatore. “Perde tanto sangue” dice Varriale che nel frattempo cerca di tenere vigile il collega e al contempo gli tampona la ferita. “Fai veloce, perde tanto sangue” esorta poi l’operatore. “E’ stato accoltellato, vi prego” sono le urla di dolore di Andrea Varriale. L’operatore chiede dove è stato accoltellato. “Sotto il braccio – dice Varriale -, perde una cifra di sangue e respira a mala pena“. Nel corso della telefonata si sentirebbe anche Mario Cerciello Rega dire: “Sto male sto male”.