Carabiniere ucciso a Roma, i due americani restano in carcere

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Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth, fermati per la morte del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, restano in carcere. Il Gip, al termine di un lungo interrogatorio, ha infatti stabilito la convalida del fermo per tentata estorsione e omicidio aggravato in concorso. Nella stanza d’albergo dove i due alloggiavano sarebbero stati rinvenuti abiti sporchi di sangue e il coltello utilizzato per compiere il delitto. I due, dopo un’iniziale rifiuto, hanno confessato, ma al momento gli inquirenti nutrono ancora qualche dubbio sulla reale dinamica dei fatti.

Carabiniere ucciso, convalidato il fermo

Mentre il Gip ha convalidato l’arresto dei due giovani americani, le indagini proseguono a pieno regime. Dall’inchiesta sarebbe emerso infatti che Finnegan Lee farebbe uso di psicofarmaci. Nella sua stanza le forze dell’ordine hanno rinvenuto infatti un flacone di Xanax, un potente ansiolitico. La sua famiglia, intanto, ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia della vittima: “Siamo scioccati. Esprimo le più profonde condoglianze alla famiglia del brigadiere Cerciello Rega” dicono attraverso un comunicato diffuso da Abc -. Non abbiamo informazioni indipendenti sull’accaduto, non siamo stati in grado di avere comunicazioni con nostro figlio. Chiediamo rispetto della nostra privacy. I nostri pensieri vanno tutti a coloro che sono stati colpiti da questa tragedia“.

Carabiniere ucciso, i punti oscuri

Sono tanti i punti ancora poco chiari sulla morte del carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma nella notte tra giovedì e venerdì. Il primo è senza dubbio il ruolo del derubato. Stando alle informazioni in possesso delle forze dell’ordine, non si tratterebbe di un pusher, ma comunque di una persona gravitante nel mondo dello spaccio: sarebbe stato proprio lui ad indicare ai due lo spacciatore che li ha poi ingannati. Il secondo punto riguarda invece la chiamata al 112: la vittima avrebbe infatti avvertito le forze dell’ordine denunciando il furto, ma non è ancora stato stabilito il numero di telefono dal quale è partita la telefonata. È insolito, inoltre, che una persone coinvolta in traffici illeciti si rivolga ai carabinieri. L’altro dubbio che le forze dell’ordine nutrono è il motivo per il quale i due abbiano risposto alla chiamata in arrivo su un cellulare rubato poco prima. L’ultimo punto oscuro è poi la presunta presenza di alcune pattuglie di appoggio che non sarebbero però riuscite ad intervenire in quanto la situazione è precipitata.Va infatti precisato che né il carabiniere ucciso, né il collega, hanno provato a difendersi con la pistola d’ordinanza.