Carabiniere ucciso, Scalfarotto spiega perché è andato in carcere

Carabiniere ucciso, Scalfarotto spiega carcere

Ivan Scalfarotto si è difeso dagli “attacchi organizzati” – così li ha definiti – contro di sé a causa della visita in carcere ai due imputati nel caso dal carabiniere ucciso a Roma. Non si è trattato di una “visita” ma di “un’ispezione al carcere di Regina Coeli, per verificare il rispetto dei diritti nei confronti degli accusati”, ha spiegato l’esponente del Pd. “Un’ispezione uguale a quella di cui ogni parlamentare ha il diritto, e secondo me il dovere, di compiere in tutte le carceri italiane, anche senza preavviso. È previsto dalle nostre leggi che i rappresentanti del popolo verifichino le condizioni in cui lo Stato tratta anche i criminali più efferati”.

Carabiniere ucciso, le parole di Scalfarotto

“In carcere ho trovato la nostra Repubblica in condizioni molto migliori di come la dipingano o la auspichino Salvini e la sua comunicazione”, ha continuato Scalfarotto a proposito dei due arrestati per il carabiniere ucciso. “Posso testimoniare, non solo al nostro Paese ma al mondo intero, che la nostra polizia penitenziaria sta svolgendo il proprio lavoro con la straordinaria professionalità e dedizione che ha da sempre, nonostante la carenza di risorse, il sovraffollamento e la vetustà delle strutture”. Scalfarotto è orgoglioso di poter anche testimoniare che “l’Italia ha tutte le risorse e le caratteristiche perché il terribile omicidio che è stato commesso sia giudicato e punito qui e non all’estero. Nonostante le destre, siamo ancora il Paese in cui standard di civiltà non temono alcun confronto”.

L’esponente dem ha confermato di non essere andato a trovare la vedova del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega: “La risposta è che no, non l’ho fatto per discrezione e rispetto. Non penso che tutti i politici di ogni ordine e grado debbano sempre dire una parola su tutto o imporre la propria presenza in ogni caso. ma posso assicurare che, se mi sarà data l’opportunità di farlo, quella sarà l’unica visita commossa e sentita per la quale in questa tristissima occasione si potrà mai usare questo nome”.