Carabiniere ucciso, Varriale a pm: abbiamo mostrato distintivo

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Roma, 6 set. (askanews) - "Abbiamo fatto vedere il distintivo, la placca. Non ho dubbi". Ha detto così, in pratica, il 9 agosto scorso Andrea Varriale, il carabiniere che la notte del 26 luglio è intervenuto in via Cesi insieme con il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ucciso con 11 coltellate dal giovane turista statunitense Finningan Lee Elder.

L'atto istruttorio è stato depositato dagli inquirenti di piazzale Clodio. Allo stato le parole di Varriale "quella sera ci qualificammo mostrando la placca identificativa", complicano la posizione anche dell'altro ragazzo americano in carcere, Christian Gabriel Natale Hjort. A parere di chi indaga - secondo quanto si è appreso - la versione fornita dal militare è ritenuta credibile.

Inoltre Varriale ha ammesso anche che, così come Cerciello, non era in possesso dell'arma di ordinanza. Una decisione, quella dei due operanti dell'Arma, connessa al fatto che l'attività di servizio, nelle piazze di spaccio della movida di Trastevere doveva esser svolta in borghese e con un abbigliamento che rende molto difficile l'occultamento dell'arma.

All'esame dei pubblici ministeri c'è anche il video delle telecamere a circuito chiuso che copre il buco di 24 minuti tra il momento in cui i due studenti americani lasciano la stanza dell'hotel "Le Meridien" per portare lo zainetto sottratto a Sergio Brugiatelli, e quello nel quale incontrano il vicebrigadiere Cerciello Rega e il suo collega nel quartiere romano di Prati.

L'udienza davanti ai giudici della libertà, per l'esame della posizione di Hjort, è stata rinviata al 16 settembre. Nel video i due indagati si muovono nervosamente avanti e indietro passando più volte davanti a un bar della zona. E si abbassano nascondendosi tra le auto in sosta ed anche quando passa una 'Gazzella' dei carabinieri. Nel filmato, comunque, non ci sono immagini relative alla colluttazione che porterà alla morte di Cerciello Rega.