Carcere di Bergamo intitolato all’ex cappellano Don Resmini

Red
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Image from askanews web site
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Bergamo, 19 apr. (askanews) - E' stata intitolata a don Fausto Resmini, il "prete degli indesiderati", "l'apostolo degli emarginati", secondo alcune delle tante definizioni dell'ex cappellano, la casa circondariale di Bergamo. Resmini, morto di Covid nel marzo 2020, è stato ricordato oggi dalla ministra della Giustizi Marta Cartabia: "Un gesto tutt'altro che formale" che "esprime un'identità" e custodisce e mantiene "viva" la memoria di un uomo che "non cercava riconoscimenti formali ma praticava la giustizia", ha detto la Guardasigilli, nel discorso pronunciato oggi alla cerimonia per l'intitolazione del carcere all'uomo che, ha detto Cartabia, vi ha lasciato "un segno profondo", tanto da divenirne "un segno distintivo".

Don Fausto, era, a leggere le testimonianze di chi lo ha conosciuto, "un uomo che praticava la giustizia, un uomo teso a rigenerare, senza facili assoluzioni, il percorso di vita di tutti - ha detto la ministra Cartabia -. Con una proposta esigente e nient'affatto 'buoniste', come si è tentati di pensare di fronte a testimoni come lui. Ripeteva spesso che per il recupero di chi deve fare i conti con il male commesso occorre un cammino, un travaglio di un cammino spesso lungo e sempre segnato da tre momenti: il riconoscimento dell'errore, la richiesta di perdono e la riconciliazione con le vittime".

Tra i lasciti di don Resmini, Cartabia ha ricordato "l'impegno altre le mura del carcere", perché "mosso dalla urgenza di andare alle radici del male, don Fausto riteneva essenziale impegnarsi per eliminarne le cause". In particolare l'impegno di Resmini nella comunità di Sorisole, rivolta soprattutto ai giovani. "Un impegno che andava - e va - a intercettare le fragilità sociali, esistenziali, personali per prevenirne la degenerazione nelle più diffuse e comuni forme di criminalità: piccoli furti, scippi, e altri reati legati alla tossicodipendenza. Il contrasto al crimine e alla illegalità diffusa richiede un'azione integrata dentro e fuori dal carcere: per intercettare precocemente il disagio, laddove possibile, per offrire un percorso di reinserimento alla fine della pena ed abbattere il rischio della recidiva. E anche per immaginare, ove possibile, forme di esecuzione della pena alternative al carcere"

Infine, "i tanti volti del carcere". Don Fausto, ha aggiunto il ministro, "diceva di aver vissuto diverse stagioni e di aver visto tanti diversi volti del carcere, almeno sei: il carcere dei detenuti di Prima Linea, il carcere delle tossicodipendenze, il carcere delle mafie, il carcere di mani pulite, il carcere dei poveri, dei senza fissa dimora, dei malati psichici e degli extracomunitari e ora sempre più frequentemente il carcere della violenza domestica e sessuale".