Carcere, Di Giacomo: rivolte non sono finite, subito interventi

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Roma, 11 mar. (askanews) - "Le rivolte nelle carceri come la grave situazione di proteste, per nulla finite, che hanno prodotto sinora 12 morti tra i detenuti, una sessantina di feriti tra il personale penitenziario e alcune decine di milioni di euro di danni alle strutture, sono solo un 'assaggio' di quanto potrebbe accadere a breve se non si applicano le misure eccezionali che rivendichiamo". Ad affermarlo è il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP. Aldo Di Giacomo che aggiunge: "se qualcuno metteva in dubbio la nostra denuncia, che ripetiamo da anni, adesso deve ricredersi e fare severa autocritica. Nelle carceri comandano loro al punto da sbeffare lo Stato con immagini delle rivolte inviate attraverso telefonini. Fanno bene pertanto i magistrati ad indagare sulla 'regia occulta' che ha fatto scattare in contemporanea e dunque per nulla casualmente le rivolte in grandi e piccoli istituti penitenziari specie adesso che è diventato chiaro il vero motivo. Il coronavirus e il conseguente blocco dei colloqui sono stati solo il pretesto. Il vero motivo è la richiesta di amnistia-indulto-misure alternative al carcere".

Ma - aggiunge Di Giacomo - cosa accadrà quando le richieste dei detenuti non troveranno accoglimento, come è certo in Parlamento non ci sono i numeri per la concessione di amnistia e indulto? In questo frangente la 'regia occulta', che è riuscita ad evitare danni più gravi al personale penitenziario, non sarà più in grado di controllare nulla, specie se si dovesse spargere la voce di focolai di coronavirus nelle carceri con conseguenze di gran lunga maggiori delle devastazioni attuali.

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