Carceri, Bernardini: "Terzo giorno sciopero fame, serve amnistia"

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"Quello che l'amministrazione sta facendo è inadeguato ad affrontare la situazione nelle carceri, ad oggi molto preoccupante. Personalmente ho riscontri sul territorio che il provvedimento varato dal governo non sta sortendo gli effetti sperati, essendo anche più restrittivo di quello fatto nella fase 1. Sono pochi quelli che, pur dovendo scontare pene bassissime, vanno ai domiciliari e intanto gli spazi vitali nelle carceri si riducono. Io vado avanti a oltranza fino a quando non ci sarà il varo di provvedimenti adeguati a far diminuire la popolazione detenuta. E' lì che bisogna intervenire subito". Rita Bernardini, radicale pura e battagliera racconta all'Adnkronos la sua guerra contro il sovraffollamento negli istituti penitenziari oggi minacciati e ulteriormente schiacciati dal virus. Al terzo giorno di sciopero della fame è tra i sessanta "soldati" schierati in campo: a condividere il sacrificio colleghi radicali ma anche familiari di detenuti.

"Se non si agisce sui dati del sovraffollamento in modo sensibile il tutto è destinato a deflagrare. Sono stati fortunati la prima volta - aggiunge - quando il contagio è stato abbastanza contenuto, anche se per la politica fatta dal Dap nella prima fase, senza coinvolgere i detenuti, ha portato a 14 morti a seguito delle rivolte". Ma se la Bernardini fosse oggi al posto del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, con la possibilità di rendere immediatamente effettivo un proposito, da dove partirebbe? "Un provvedimento di amnistia e di indulto, che deve essere approvato dal Parlamento - risponde - Tra l'altro l'amnistia inciderebbe anche sulla mole di procedimenti penali pendenti che si stanno sempre più accumulando perché non si celebrano i processi. Se già prima avevamo un contenzioso, adesso sta diventando gigantesco: l'amnistia farebbe cadere quei procedimenti su reati che prevedono pene bassissime".

Ma non solo. "Abbiamo anche proposto di rivedere il dl ristori - continua Bernardini - cercando di ampliare la platea dei beneficiari. Intanto questa storia del braccialetto elettronico è davvero ridicola, nemmeno si sa quanti siano, la legge si limita a 18 mesi e potrebbe essere portata a 24, e poi altre tecnicità contenute nel decreto e che limitano moltissimo la platea. Altra misura che proponiamo e frutto di un emendamento presentata da Roberto Giachetti, proposta elaborata dal Partito Radicale e da Nessuno tocchi Caino, è la misura già in vigore in Italia quando ci fu la sentenza Torreggiani: la liberazione anticipata speciale che porta i giorni di liberazione anticipata, cui hanno diritto tutti i detenuti, da 45 a 75 ogni semestre consentendo così a diverse persone vicine al fine pena di uscire prima e liberare gli spazi che non ci sono".

Ultima sferzata della bacchetta magica la riserverebbe poi ai problemi più interni alle carceri: "L'igiene lascia a desiderare, la gente non riesce ad avere notizie dei parenti reclusi perché nessuno gli risponde. Abbiamo storie terribili che ci arrivano da tutta Italia - racconta infine la Bernardini - come quella del padre disperato che non riusciva a parlare con il figlio detenuto a Secondigliano e risultato positivo al Covid. Così la donna catanese con il marito malato terminale colpito anche lui: nemmeno rispondevano alle pec degli avvocati: ha dovuto prendere un aereo fino al reparto ospedaliero del San Paolo di Milano per avere sue notizie. Non possiamo più aspettare, la situazione è grave".

(di Silvia Mancinelli)