Carceri, Ceccardi: preoccupa lunga serie aggressioni ad agenti

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Firenze, 7 nov. (askanews) - "Ieri è avvenuto l'ennesimo episodio di violenza ai danni di un agente della polizia penitenziaria nel carcere di Pisa: è l'ultimo di una lunga e preoccupante serie di aggressioni ormai all'ordine del giorno. Alla casa circondariale pisana ne avviene in media una al mese: ancora una volta dobbiamo prendere atto, con rammarico e vergogna, delle condizioni di estrema difficoltà in cui operano i nostri uomini in divisa, completamente abbandonati dallo stato e lasciati a gestire carceri sovraffollate che ospitano spesso soggetti pericolosi e per i quali sarebbe opportuno seguire protocolli completamente diversi. A Pisa, ad esempio, si supera di circa il 20 per cento la capacità massima della struttura" lo scrive in una nota l'europarlamentare della lega Susanna Ceccardi.

L'aggressione è avvenuta ieri intorno alle 11.30, quando un detenuto con problemi psichiatrici, in attesa di giudizio per omicidio, ha sferrato un pugno sul volto a un agente della polizia penitenziaria, successivamente è stato medicato al pronto soccorso.

"Quanto prima -prosegue l'europarlamentare- la Lega tornerà al governo delPpaese per riprendere con forza il cammino iniziato dal ministro dell'interno Salvini: da sempre abbiamo a cuore le condizioni di lavoro degli uomini delle forze dell'ordine; le nostre priorità sono ovviamente il rafforzamento delle misure e dei protocolli di sicurezza per garantire l'incolumità degli agenti in servizio, così come l'implemento dell'organico in forza alla polizia penitenziaria impegnata nelle carceri italiane". Per quanto riguarda l'episodio di ieri -conclude Ceccardi- ancora una volta dobbiamo ringraziare la miopia politica travestita da buonismo della sinistra italiana che con la legge Marino sulla chiusura degli OPG ha sicuramente fatto una campagna pubblicitaria dai valori umanitari e salvifici senza però pensare alle difficili conseguenze di gestione dei detenuti con problemi psichiatrici che ricadono sulle spalle dei nostri uomini in divisa, che ogni giorno, per poche migliaia di euro al mese, devono affrontare situazioni rischiose come questa".