Carceri, Garante detenuti: rivolte frutto di errata comunicazione

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Roma, 26 giu. (askanews) - Le rivolte nelle carceri italiane che durante l'emergenza Coronavirus, a marzo scorso, hanno provocato la morte di 13 detenuti, il ferimento di altri 69 ristretti, di pi di cento agenti di polizia penitenziaria e di 5 operatori sanitari, oltre a consistenti evasioni e danni alle strutture sono anche frutto di "una comunicazione sbagliata". Ne convinto il Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libert personali, Mauro Palma, che nella sua relazione al Parlamento parla di "un evento tragico che stato rapidamente archiviato, quasi come 'effetto collaterale' delle rivolte". Poi il Garante spiega che "a monte delle proteste c' stata anche una comunicazione sbagliata, tendente a presentare le misure che necessariamente si stavano per adottare come totalmente preclusive di ogni possibilit di contatto con l'esterno e di proseguimento di percorsi avviati: non solo, comprensibilmente, niente colloqui con persone care, alle quali peraltro era impedito il muoversi nel territorio, ma anche niente pi semilibert o permessi o attivit che vedesse il supporto di figure esterne. Cos quando l'8 marzo si avuta notizia dell'approvazione del decreto legge che, invece, limitava soltanto e per quindici giorni i colloqui con le persone di riferimento e annunciava la loro sostituzione con l'incremento dei contatti telefonici e l'utilizzo di videochiamate, la sensazione stata quella dell'avvio dell'annunciata segregazione totale".