Carceri, Mirabelli (Pd): no a chiusura celle, ok task force

Pol/Gal

Roma, 10 mar. (askanews) - "Nelle carceri lombarde c'è una situazione di tensione che ieri a San Vittore ha prodotto una rivolta che si è diffusa man mano in quasi tutti i reparti. La situazione al carcere di Opera, invece, mi sembra più tranquilla. In generale, la situazione dovrebbe essere rientrata in quasi tutte le carceri italiane, a parte alcune situazioni più delicate. In questo momento, in carcere, avendo assunto quasi ovunque misure drastiche di isolamento non ci sono notizie di infezioni da coronavirus. La rivolta va condannata ma trova terreno feritile in una situazione alimentata anche dal fatto che siamo di fronte ad una sovrappopolazione carceraria in Italia che è tornata ad essere eccessivamente esagerata, come indicano i dati: 140% di detenuti in più di quelli che potrebbero essere ospitati". Così Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori del Pd e capogruppo dem in commissione Giustizia.

"Va affrontato il tema della messa in sicurezza della salute dei detenuti, degli operatori e, soprattutto, degli agenti di custodia che stanno nel carcere. Il ministro Bonafede ha fatto ciò che gli abbiamo chiesto, cioè di costruire una task force per studiare in tempi brevissimi le soluzioni e le risposte che in questa emergenza si possono dare subito - continua Mirabelli -. Tra le proposte che noi continueremo a sostenere ce ne sono alcune semplici e subito applicabili che possono in qualche modo decongestionare il carcere. Una di queste proposte l'ha fatta ieri anche il Garante nazionale per i detenuti Mauro Palma sul Corriere della Sera e riguarda la situazione dei detenuti che lavorano fuori dal carcere e che devono rientrare la sera. Questi detenuti oggi non possono più uscire e, invece, chiediamo che chi aveva la possibilità di lavorare fuori dal carcere venga messo nelle condizioni di uscire per andare al lavoro e resti poi a dormire fuori, utilizzando l'istituto della messa in prova. Questo aiuterebbe".

"L'altro tema che abbiamo posto è quello di fare in modo che chi ha poche settimane da scontare per concludere la pena e ha avuto comportamenti che non sono certo quelli di chi ieri è stato protagonista della rivolta, possa essere messo ai domiciliari. In questo momento, secondo me sarebbe sbagliato assecondare richieste di impunità o clemenza come l'indulto o l'amnistia. In questi mesi è stato evidente che il centrodestra ma anche alcuni sindacati dei lavoratori del carcere hanno sostenuto proposte che, di fronte al sovrappopolamento e alle difficoltà, suggeriscono di tornare indietro, a chiudere le celle, superare la sorveglianza dinamica (cioè far passare ai detenuti tutta la giornata in cella). Questo sarebbe sicuramente, dal punto di vista della qualità e anche delle possibilità di recupero, un grave passo indietro", conclude Mirabelli.