Carceri, Pisapia: dal governo misure insufficienti

Lme

Milano, 23 mar. (askanews) - "Il Presidente Mattarella nella risposta ai detenuti delle carceri del Veneto invita tutti a uno sforzo che deve andare oltre i provvedimenti che il Governo ha sin qui adottato. Non è un caso che i Magistrati di Sorveglianza, la polizia penitenziaria, i direttori degli istituti penitenziari e gran parte degli operatori del diritto hanno evidenziato come i provvedimenti dell'Esecutivo siano non solo insufficienti, ma anche difficilmente applicabili". Lo ha dichiarato l'Eurodeputato Giuliano Pisapia commentando la lettera del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai detenuti del Veneto.

"I Garanti dei detenuti e i Direttori degli Istituti penitenziari continuano a denunciare una situazione insostenibile e un potenziale, gravissimo rischio epidemiologico causato dal Coronavirus. Basti pensare che i detenuti sono oltre 61.000, la capienza regolamentare è pari a meno 51.000 e il tasso di sovraffollamento delle carceri è pari al 119,8%. Stiamo parlando del più alto tasso dell'Unione Europea.

A tutto questo si aggiunga come il nostro Paese vanti il record negativo di detenuti che, come sancito dalla Costituzione e dai trattati internazionali ratificati dal nostro Paese, sono presunti innocenti: quasi 10.000 in attesa di giudizio e oltre 15.000 in attesa di sentenza definitiva.

Ha quindi fatto bene il Presidente della Repubblica, nella sua risposta ai detenuti che chiedevano di meritarsi "una pena e non una tortura", a richiedere il massimo impegno per trovare una soluzione al sovraffollamento carcerario.

E' dal Parlamento che devono arrivare risposte degne di un Paese civile. Innanzitutto migliorando e rendendo più efficace in sede di conversione il testo del decreto legge e, soprattutto, ragionando e approvando norme in grado di porre fine a una situazione insostenibile, non degna di un Paese civile considerando come in diverse sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo l'Italia sia stata condannata per trattamento "inumano e degradante", ha concluso Pisapia.