Carceri: Salvi, 'ergastolo fine pena mai solo se non possibile reinserimento, fiducia in Consulta'

·2 minuto per la lettura
default featured image 3 1200x900
default featured image 3 1200x900

Roma, 22 mar. (Adnkronos) – "Noi siamo all'avanguardia in Europa sul trattamento dei detenuti. Il nostro Paese non è affatto indietro". Ma "chi ostacola la creazione di nuove carceri migliori, si rende responsabile di far patire ai detenuti condizioni inaccettabili". Lo afferma Giovanni Salvi, Procuratore generale della Corte di Cassazione che, intervenendo ad un webinar sull'ergastolo ostativo, in vista dell'udienza di domani della Corte costituzionale sull'esclusione della liberazione condizionale in assenza della collaborazione con la giustizia (per i condannati all’ergastolo per delitti di associazione mafiosa e di contesto mafioso), ha detto: "Non è possibile immaginare che sia solo la collaborazione a determinare l'effetto di rottura" con il contesto mafioso. "Attendo con fiducia questo bilanciamento non facile tra l'esigenza di dare quello che noi già abbiamo da tempo, cioè che l'ergastolo non è 'fine pena mai', e lo è solo se non ci sono indici di possibilità di reinserimento sociale, come ci ha detto la Corte europea".

"Dobbiamo bilanciarlo – prosegue – con situazioni particolarmente difficili che altri paesi non hanno e che noi abbiamo. Ma non è e non deve essere un aggravamento di pena. La possibilità di reinserimento deve essere valutata con attenzione estrema facendo riferimento anche alle organizzazioni di provenienza". Secondo Salvi, considerare un "elemento di valutazione la dissociazione verbale" sarebbe "pericolosissimo perché andrebbe ad incidere su un principio fondamentale del diritto penale, che non è delle opinioni e dell'interiorità, ma delle condotte", che non sono "la partecipazione ai programmi rieducativi".

"Io ho conosciuto le carceri di altri paesi – racconta il Procuratore generale della Corte di Cassazione – che forse sono meglio delle nostre dal punto di vista delle strutture ma non per quanto riguarda il trattamento, su cui noi non abbiamo molto da farci perdonare dagli altri paesi europei e questo lo dobbiamo ricordare o l'effetto è boomerang". Piuttosto, rilancia, "chi ostacola la creazione di nuove carceri migliori, si rende responsabile di far patire ai detenuti condizioni inaccettabili".