Card. Bassetti: il cristianesimo via alternativa al sovranismo

Ska

Roma, 27 set. (askanews) - "Dobbiamo avere piena consapevolezza di abitare un mondo profondamente cambiato, un'Italia molto diversa rispetto al passato e una Chiesa sempre più globale. E' inevitabile, perciò, che sorgano nuove domande alle quali fornire, con coraggio, risposte altrettanto nuove. Le facili scorciatoie promesse dalle ideologie oggi dominanti - il sovranismo, il globalismo e la tecnocrazia - offrono soluzioni parziali alle sfi de del nostro tempo: il primato dello Stato sulla persona, così come quello del denaro o della tecnologia. Il Cristianesimo propone una via alternativa, che rimette al centro quello stesso pensiero che ha edificato l'Europa e l'Occidente: il personalismo cristiano". Lo scrive il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nell'introduzione al rapporto Caritas-Migrantes per il 2018-2019 che questa mattina lo stesso porporato presenta a Roma.

"Non mi nascondo quanto sia complesso il fenomeno migratorio", precisa l'arcivescovo di Perugia: "Risposte prefabbricate e soluzioni semplicistiche hanno l'effetto di renderlo, inutilmente, ancora più incandescente. Crediamo nel diritto di ogni persona a non dover essere costretta ad abbandonare la propria terra e in tale prospettiva come Chiesa lavoriamo in spirito di giustizia, solidarietà e condivisione. Crediamo altresì che la società plurale verso la quale siamo incamminati ci impegni a far la nostra parte sul versante educativo e culturale, aiutando a superare paure, pregiudizi e diffidenze. Una grande lezione, in tal senso, giunge dal mondo della ricerca, del quale - sottolinea Bassetti - il Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes costituisce un esempio di spicco. Uno strumento di lavoro, di informazione e di rifl essione che giunge quest'anno alla sua 28a edizione, segnando un passo nuovo lungo il cammino inaugurato nel 1991 da don Luigi Di Liegro".

"Lo sguardo rivolto all'uomo passa inevitabilmente attraverso una cultura della carità che si fa sinonimo di una cultura della vita da difendere, sempre: che si tratti di salvare l'esistenza di un bambino nel grembo materno, di un malato grave o di uomo o di una donna venduti dai trafficanti di carne umana", scrive il cardinale presidente della Cei. "Noi abbiamo il compito, non certo per motivi sociologici o morali, di andare verso i poveri per una missione dichiaratamente evangelica. Recuperando anche quel sentimento di unità che, su alcuni temi, è talvolta mancato anche all'interno della stessa comunità ecclesiale".