Card. Bassetti: non bisogna scivolare in una deriva eutanasica

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Roma, 23 gen. (askanews) - Bisogna evitare di "scivolare nelle derive pericolose di una visione eugenetica ed eutanasica", secondo il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei.

In riferimento alla vicenda del "dj Fabo", l'arcivescovo di Perugia, all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma, ha affermato che "il recente dibattito attorno a fatti di cronaca e agli interventi della Corte Costituzionale mettono in evidenza l'assoluta necessità di un confronto culturale e di scelte coerenti in ambito sanitario che sappiano garantire la deontologia della professione medica e nello stesso tempo riconoscere la dignità di ogni vita umana tutelandola dal concepimento al suo termine naturale. E' davvero alto il rischio di trasformare la professione medica da un esercizio di responsabilità deontologica focalizzato sul servizio alla vita e alla salute ad un'attività di mera 'prestazione d'opera' a richiesta del paziente. E' compito primario e ineludibile per un Ateneo cattolico dare il proprio contributo affinché l'approccio al tema della sanità avvenga all'interno di una cultura della solidarietà e della collaborazione tra medico e paziente, nell'ottica dell'alleanza terapeutica, evitando di scivolare nelle derive pericolose di una visione eugenetica ed eutanasica, o peggio ancora in quella che Papa Francesco non esita a definire 'cultura dello scarto'".

"Il mondo della sanità, come ben sapete, vive tensioni molto forti e in alcuni casi laceranti", ha detto Bassetti. "Dobbiamo gestire la rapidità dei progressi tecnologici e scientifici che generano grandi aspettative ma spesso risulta difficile tradurli in prassi assistenziale per gli alti costi e anche per la rapidità delle stesse innovazioni. Così come il tema della sostenibilità della spesa sanitaria diviene ogni giorno più complesso e alimenta la tentazione di rompere quel patto di solidarietà nazionale che fa della sanità uno degli elementi di maggiore equità nel Paese. Il rischio di una sanità a più velocità e di servizi differenziati per aree geografiche è già, purtroppo, una triste realtà per molti. Lo dimostrano i dati sulla mobilità sanitaria e sulla rinuncia a curarsi per motivi economici e carenza di servizi da parte di molti, soprattutto anziani. Non meno preoccupante - secondo il presidente della Cei - è l'affermarsi di una visione radicalmente individualista ed eugenetica dell'esistenza che porta a relativizzare il bene della vita, soprattutto nelle fasi iniziali e in quelle terminali, e oggi anche di fronte a condizioni di vita non ritenute degne o sostenibili".