Card. Marx al Sinodo: serve nuovo equilibrio tra uomo e natura

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Città del Vaticano, 7 ott. (askanews) - E' necessario "stabilire un nuovo equilibrio tra l'uomo e la natura e una convivenza pacifica tra gli uomini": lo ha detto il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera e presidente della conferenza episcopale tedesca, intervenendo questa sera al Sinodo sull'Amazzonia in corso in Vaticano.

"Se, come richiesto dall'Instrumentum laboris, vogliamo salvare la regione amazzonica - ha detto Marx - abbiamo bisogno di un'ecologia integrale e di un cambio di prospettiva che porti a stabilire un nuovo equilibrio tra l'uomo e la natura e una convivenza pacifica tra gli uomini. Non si tratta di rispondere a domande isolate bensì di sviluppare una nuova prospettiva onnicomprensiva, come già analizzato da Romano Guardini: 'L'unico modello per valutare con successo un'epoca è domandare fino a che punto si sviluppa in essa e raggiunge un'autentica ragion d'essere la pienezza dell'esistenza umana, in accordo con il carattere peculiare e le possibilità della medesima epoca'. Per dar vita a un'ecologia e a un'economia integrali è necessario porre fine alla corruzione, allo sfruttamento e all'indifferenza globale e mettere regolarmente in discussione le nostre azioni sulla base delle ripercussioni che hanno sulla natura e sui popoli del mondo. Come ha detto Lei, Santo Padre, nell'enciclica Laudato si': tutto è connesso, tutto è in relazione!".

Marx, che è anche membro della Commissione dei Cardinali del Papa, ha sottolineato che "l'Amazzonia, considerata il 'polmone della Terra', riveste un ruolo importantissimo per il clima globale e con la sua diversità rappresenta un patrimonio naturale prezioso. La ricchezza di biodiversità non è utile soltanto all'uomo, ad esempio a fini medici, bensì ogni specie possiede un proprio valore. Tuttavia, tale patrimonio è in pericolo. Se si continuano a dissodare le superfici boschive per metterle a coltura, un fenomeno di cui sono responsabili anche i Paesi industrializzati vista la globalizzazione del commercio, le foreste tropicali potrebbero scomparire del tutto, con danni incalcolabili per il clima globale".

Il clima, ha detto il presidente dei vescovi tedeschi, "è un bene collettivo globale ed è nostro compito tutelarlo e salvaguardarlo per le generazioni future, in Amazzonia e nel resto del mondo. A tal fine è necessario abbandonare rapidamente le fonti fossili di energia e adottare una svolta ecologica onnicomprensiva. Tale cambiamento potrà riuscire solo se vi saranno condizioni politiche e sociali adeguate, per impedire che i costi ecologici e sociali derivanti dall'azione economica vengano scaricati su terzi estranei. La convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il protocollo di Kyoto parlano di 'responsabilità comuni ma differenziate' dei Paesi. Pertanto, viste le loro ingenti emissioni di gas serra, i grandi Paesi industrializzati hanno una particolare responsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici. Tali nazioni possono guidare la svolta ecologica e mettere a punto modelli di consumo e produzione sostenibili. Hanno inoltre il dovere di aiutare i Paesi del Sud del mondo ad adattarsi al cambiamento climatico già presente. Si tratta di una solidarietà globale, alla base della quale c'è una 'nuova idea di progresso'".