Card. Menichelli: dolore va lenito, non sia criterio per fermare vita

Red/rus

Roma, 30 set. (askanews) - "Spero che il pronunciamento della Consulta sia un' occasione di discussione serena, senza scontri all' arma bianca, ma rispettosa del mistero che ci portiamo addosso. Dobbiamo abbandonare le posizioni di parte e riconoscere il mistero della nostra vita e della nostra morte. Sappiamo ben poco. La vita la riceviamo per dono, non sappiamo quando viene né quando finisce. Di fronte a tutti, senza giudicare nessuno, mi permetto di richiamarne la sacralità e la bellezza. La vita è bella in se stessa. La bellezza è che ci sia: ogni persona c' è.

Tutti vorrebbero una vita senza dolore ma, di fatto, non è così. La vita è un cammino, una vigilia misteriosa. E sono convinto valga anche quando non è feconda o produttiva. Che si debba celebrare la vita in pienezza, con le possibilità e i doni che uno ha, senza pretendere che sia diversa e singolare. La vita è, semplicemente". Lo spiega in un'intervista al Corriere della Sera, il card. Edoardo Menichelli, assistente spirituale dell'associazione medici cattolici.

"Di fronte al morire non è vero che dobbiamo sopportare la croce all' infinito. Non sto dicendo questo. La Chiesa è contro qualsiasi forma di accanimento e di cura sproporzionata. Ma esistono, per lenire il dolore, le cure palliative. Il problema è: se anziché lenire il dolore lo assumiamo come criterio per interrompere la vita, dove cominciamo, qual è la linea di demarcazione? Vogliamo creare una società di perfetti? Se si arrivasse ad una legislazione bisognerà pensarci bene, perché aprire strade pericolose è facilissimo mentre è assai difficile tornare indietro" aggiunge.

"La libertà Dio non l' ha mai conculcata. I suicidi esistono, ci sono sempre stati. E io credo che un suicida troverà sempre il Dio misericordioso che sa leggere nel labirinto della nostra vita. Ma un conto è questo, un altro che io chieda a qualcun altro: fammi morire. Pensi a un medico: come la mettiamo con la sua coscienza? Lo Stato obbliga un medico a fare quello che gli dico io?" conclude il card. Menichelli.