Card. Schoenborn: viri probati possibili ma prima c'è diaconato

Ska

Città del Vaticano, 19 ott. (askanews) - Quella dei cosiddetti viri probati, "uomini sperimentati nella vita, nella famiglia, nella fede cristiana" che ricevano l'ordinazione sacerdotale, è una possibilità che "non è esclusa", ma prima c'è il diaconato permanente. E' la puntualizzazione del cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, che partecipa al Sinodo sull'Amazzonia.

"Non ho delle proposte. Sono venuto per ascoltare", spiega il presidente della conferenza episcopale austriaca. "Ma certamente mi interessano le proposte che fanno i vescovi e i partecipanti provenienti dall'Amazzonia perché loro sanno quali sono le sfide pastorali. Io ho solo posto delle domande per capire meglio e sono state anzitutto tre domande. Se è vero che il 60 per cento dei cristiani della zona sono, più o meno, passati ai pentecostali, cosa vuol dire per noi cattolici, per noi Pastori della Chiesa cattolica? Ho sentito molto sottolineare che questa presenza anzitutto ha il vantaggio di essere presenza: sono nei villaggi mentre noi Pastori veniamo una volta all'anno in questo immenso territorio a visitare le parrocchie. Dunque parlano molto di una pastorale di presenza e non solo di visita. E poi - prosegue Schoenborn, figura-chiava al doppio sinodo sulla famiglia e ora membro della commissione che stilerà il documento finale - ho chiesto: voi parlate molto dei viri probati, di poter ordinare presbiteri uomini sperimentati nella vita, nella famiglia, nella fede cristiana. Di per sé non è esclusa questa possibilità, non c'è dogma che lo impedisce, ma come gestirlo? Io ho chiesto: perché non avete istituito più intensamente il diaconato permanente?".

Schoenborn spiega che "in ogni caso - se in certi casi la Chiesa potrebbe permettere viri probati per essere presbiteri - devono prima passare attraverso il diaconato. E, dunque, io ho chiesto: perché non aver istituito come diaconi permanenti i viri probati? I diaconi sono capaci di aiutare la comunità. E dunque prima di parlare di viri probati preti, dovete fare l'esperienza che la Chiesa 50 anni fa ha aperta nel Concilio Vaticano II con i diaconi permanenti. L'altra questione è se veramente sia una via da scegliere di avere preti sposati. Io penso che la questione primaria non è quella dei ministeri ma del popolo di Dio. Questa è la grande visione del Concilio Vaticano II. E ammiro tutto ciò che ho sentito sulla presenza di fedeli locali, famiglie, donne - anzitutto donne - che portano la vita della comunità cristiana sul luogo e anche se non hanno un ministero esplicito, sono servitori e servitrici del popolo di Dio. Molti hanno insistito nel Sinodo su ciò che il Vaticano II chiama il sacerdozio comune di tutti i battezzati: questa è la base della vita cristiana. Dunque, prima di pensare a nuove forme di ministeri dobbiamo ritrovare questo grande slancio del popolo di Dio che ci ha mostrato il Vaticano II".