Cardinale Pell, la procura contesta l'appello alla Corte suprema

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Roma, 9 ott. (askanews) - La procura dello Stato australiano di Victoria ha contestato la decisione degli avvocati del cardinale George Pell, condannato a marzo scorso dalla Corte d'appello dello stesso Stato a sei anni di reclusione per aver commesso abusi sessuali su due tredicenni, di fare ricorso alla Corte suprema australiana.

Gli avvocati di Pell avevano fatto appello contestando 13 ragioni per le quali gli abusi sessuali su due chierichetti, che sarebbero avvenuti nel 1996 e nel 1997 quando il porporato era arcivescovo di Melbourne, sarebbero stati "fisicamente impossibili" da compiere, sia per quanto riguarda la cronologia, sia perché la violenza sessuale sarebbe avvenuta in sagrestia a conclusione di una messa affollata, sia per l'impossibilità fisica di compiere tale violenza con addosso i pesanti paramenti sacri della messa. Due giudici su tre che componevano il collegio giudicante, Anne Ferguson e Chris Maxwell, hanno respinto l'appello, mentre il giudice Mark Weinberg lo avrebbe accolto. Nel dispositivo di sentenza di oltre 300 pagine, pubblicato lo scorso agosto, si legge che il giudice Weinberg ha trovato che nella testimonianza della vittima ci fossero discrepanze tali da mettere in dubbio la colpevolezza di Pell e che, più in generale, le altre prove portate dalla vittime rendevano il suo racconto "impossibile da accettare". Tuttavia, ha spiegato il giudice Ferguson, "l'appello su base dell'irragionevolezza (dell'accusa, ndr.) è stato respinto perché due di noi hanno un diverso punto di vista sui fatti". I giudici hanno invece respinto all'unanimità altri due argomenti della richiesta d'appello relative a presunte irregolarità procedurali del processo di primo grado.

"Il mero fatto che il giudice Weinberg abbia preso sulle evidenze una posizione diversa dalla maggioranza non giustica l'intervento della Corte suprema", afferma ora il direttore della pubblica accusa dello Stato di Victoria, Kerri Judd, in un documento depositato martedì presso la stessa corte. Secondo la procura, si legge ancora nel documento riportato sulla stampa australiana, non c'è stato "errore" nella sentenza né c'è una "questione di legge" che la corte debba risolvere.

Ora i legali del prefetto emerito della Segreteria vaticana per l'Economia hanno una settimana per rispondere. La Corte suprema deciderà poi se accogliere o meno la richiesta di appello. Se la accogliesse, contro il parere della procura, le udienze, secondo la stampa australiana, non avrebbero comunque luogo prima del 2020. Il cardinale, 78 anni, si trova ora in carcere. La libertà vigilata sarà possibile dopo tre anni e otto mesi, quando avrà 81 anni.