Cardiologia, quali rischi senza "maestri"? Il 14 confronto a Umberto I -2-

Red

Roma, 10 feb. (askanews) - "Siamo stati gli ultimi ad affrontare il concorso a cattedra su base nazionale - racconta il prof. Fedele, ordinario di Cardiologia presso l'Università di Roma "La Sapienza", Policlinico 'Umberto I' - e abbiamo vissuto a diretto contatto con i 'maestri' che hanno reso autonoma la disciplina di Cardiologia dalla Medicina interna, con un salto culturale e ripercussioni notevoli in termini assistenziali, didattici e scientifici".

"Abbiamo avuto la fortuna di vivere lo sviluppo tecnologico della nostra specialità con ricadute nelle possibilità diagnostiche e terapeutiche. Nel tempo, però - puntualizza ancora Fedele - si è assistito anche ad un'eccessiva frammentazione delle competenze superspecialistiche cardiologiche, che rischiano di impoverire l'impatto culturale della nostra disciplina in termini di gestione a 360° del paziente cardiologico complesso, senza dimenticare il pericolo di un intempestivo inserimento nel mondo del lavoro di personale medico che, in un settore così delicato come quello cardiologico, non ha ancora completato tutto l'articolato e complesso iter di formazione e di acquisizione di piena autonomia professionale".