Carenza ferro rischio per cardiopatici: 50% ne soffre

Cro-Mpd

Roma, 29 nov. (askanews) - "Il 50% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco ha una qualche forma di carenza di ferro. In presenza di insufficienza cardiaca, la carenza marziale costituisce un problema molto serio perché interferisce con la produzione di energia muscolare che correla direttamente con i sintomi e la sopravvivenza del paziente. La carenza di ferro, infatti, aumenta il rischio di mortalità di oltre il 40%; causa un peggioramento della qualità di vita e riduce di oltre il 10% la capacità di esercizio fisico che è invece fondamentale per mantenere in buone condizioni la funzionalità cardiaca". E' quanto chiarisce Maurizio Volterrani, Primario di Cardiologia presso l'IRCCS San Raffaele Pisana di Roma: "E' decisamente importante sensibilizzare la popolazione a non sottovalutare i sintomi della carenza marziale e i possibili rischi per la salute. Oggi, peraltro, ci sono terapie innovative. Possiamo utilizzare alcuni tipi di ferro che hanno avuto buoni risultati nei pazienti, sono meglio tollerati e assorbiti, e hanno fatto registrare minori effetti collaterali" aggiunge Volterrani, ricordando che il 26 novembre, è stata dedicata una giornata internazionale alla carenza di ferro, Iron Deficiency Day 2019.

Il ferro è un oligoelemento essenziale per la vita e la sua carenza può creare diversi scompensi, che incidono, tra l'altro, sul metabolismo, sulla salute mentale e fisica, sulla produttività. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la carenza di ferro può causare una riduzione del 30% dell'attività fisica. Anche l'infiammazione associata a determinate condizioni patologiche a lungo termine come lo scompenso cardiaco, l'insufficienza renale cronica e le malattie infiammatorie croniche intestinali, può ridurre la quantità di ferro assorbita dall'intestino e poi resa disponibile all'occorrenza. Condizione che può peggiorare con alcuni farmaci, come antiaggreganti e anticoagulanti.