Cargo bloccati, tir in quarantena, porti ingolfati: la filiera della logistica a un passo dal KO

(Photo: HP)

“Siamo in preda al delirio”. Operazioni doganali a rilento, trasportatori bloccati in quarantena, linee cargo chiuse, ritardi pesanti nelle spedizioni, pratiche ingolfate che continuano a sovrapporsi. È la drammatica fotografia di una filiera, quella della logistica e dei trasporti, abbandonata a se stessa e ad un passo dal KO tecnico. Lo scollamento istituzionale nella catena di comando nel pieno dell’emergenza Coronavirus, immortalato dal plateale scontro tra Governo e Regioni di questi giorni, si sta trasmettendo violentemente ai vari settori produttivi del Paese, che rischia così di pagare un caro prezzo a una nevrosi collettiva più virale dello stesso virus made in China. La mancanza di una regia centralizzata precisa e dettagliata si mostra in tutta la sua cruda brutalità nel settore della logistica, vitale per un Paese esportatore come l’Italia: è composto da più di 100mila imprese, 85 miliardi di euro di fatturato e un milione e mezzo di addetti, ed è l’imprescindibile punto di raccordo tra manifattura e commercio.

Ogni anello della catena, denunciano le associazioni di categoria, si muove in autonomia di fronte alle incertezze generate dall’epidemia e dalla psicosi: mancano un coordinamento centrale da parte del Governo e indicazioni omogenee per le strutture periferiche e concessionarie. Il primo esempio degli effetti dell’assenza di una centrale di comando è nel porto di Genova, primo in Italia per movimentazione di container, ma anche altrove si stanno verificando episodi simili. “Qui il personale degli uffici Usmaf (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, ndr) che dovrebbe fare controlli sulle merci è stato dirottato al controllo sulle persone, provocando enormi ritardi nelle spedizioni e in tutte le pratiche di movimentazione”, denuncia Ivano Russo, direttore generale di Confetra, la Confederazione delle imprese dell’intera filiera logistica. “Se continua così il rischio degli scaffali vuoti nei supermercati si fa sempre più reale”. Gli fa eco Silvia Moretto, presidente di Fedespedi: “Ora che i pochi medici delle Usmaf, già sotto organico, sono stati spostati ai controlli sulle persone, i servizi alla merce sono paralizzati e questo non è accettabile. La nostra logistica così rischia il KO tecnico”, ha scritto in una lettera inviata al Ministero dei Trasporti. Parole che trovano conferma nei dati forniti da Giampaolo Botta, direttore generale di Fedespedi Genova: “Noi abbiamo arretrati Usmaf  per oltre mille pratiche, e sono in peggioramento. I tempi medi di evasione per i nulla osta sanitari sono di 7/8 giorni, prima del coronavirus erano di due giorni. Tutte le risorse sono destinate ai controlli di passeggeri ed equipaggi. Il costo medio per contenitore in sosta è di 100 euro in più, parliamo di 100mila euro giorno solo per le pratiche in attesa”. 

Insomma, un disastro. I rallentamenti si accumulano anche nel settore cargo. A causa dell’emergenza da coronavirus, le tempistiche per il rilascio dei nulla osta sanitari da parte dell’Usmaf sono di quattro o cinque giorni all’aeroporto di Linate, cinque/sei a Malpensa. Proprio da Malpensa la Kuwait Airways ha sospeso i voli e “ora molti associati chiamano per sapere se anche altre compagnie stanno sospendendo i voli”, lamenta  Associazione Nazionale Agenti Merci Aeree. La stessa associazione si aspetta a febbraio un calo del traffico destagionalizzato del 6% rispetto all’anno scorso nel principale aeroporto milanese. Un dato emblematico e allarmante, se si pensa che Malpensa vale da sola il 70% del settore cargo nazionale. 

Nell’area di Cuneo gli autotrasportatori sono in allarme: “Abbiamo clienti che hanno una autonomia di materiale ancora per un paio di giorni, poi saranno obbligati a fermare le linee di produzione! Inoltre ci sono i committenti che ci chiedono dichiarazioni in merito agli spostamenti degli autisti”, per sapere se sono transitati dalle aree dei focolai, ci scrive una impresa. “Siamo alla follia, un disastro”. Chi è nel settore parla apertamente di una “follia collettiva”: ci sono armatori che richiedono alle società di autotrasporto di prendere dei provvedimenti non richiesti dalle autorità sanitarie: “Gentile Fornitore, a seguito dell’entrata in vigore delle nuove normative inerenti il COV 2019 con la presente siamo a richiedervi conferma scritta che tutti i dipendenti non siano residenti o siano transitati  nelle aree oggetto di provvedimenti restrittivi nei 14 giorni precedenti la data di emissione delle ordinanze, e che vi sia fornitura al personale viaggiante di guanti monouso e mascherine FFP2 con le istruzioni sul corretto utilizzo degli stessi”, si legge in una di queste richieste, anche se non ci sono provvedimenti del Governo che stabiliscano l’obbligo per gli autisti di  indossare la mascherina. 

Ma il panico da coronavirus ha travalicato anche i confini nazionali e contagiato i partner commerciali. “A causa delle restrizioni imposte dal Ministero della Sanità rumeno il regolare flusso dei camion è compromesso”, ci fa sapere un’azienda italiana di autotrasporto. “Gli autisti che tornano in Romania dopo che sono stati in Italia e/o anche solo transitati nelle zone a rischio (Lombardia e Veneto) vengono messi in quarantena. A causa di questo provvedimento il flusso dei mezzi è al momento più che dimezzato”. Non solo: ieri i portuali di La Valletta e Paola a Malta si sono rifiutati di scaricare la merce trasportata da due mercantili italiani, la Eurocargo Malta della Grimaldi Lines e Maria Grazia Onorato della Onorato Group, adducendo come motivazione l’assenza di fiducia nella regolarità della documentazione sui controlli effettuati. 

La categoria, come detto, è in allarme rosso. Il presidente di Confetra Guido Nicolini ha inviato oggi una lettera alla ministra Paola De Micheli, parlando di un “grave rallentamento operativo – spesso quasi totale paralisi - dei principali hub nazionali. Abbiamo bisogno di un punto di raccordo nazionale, di una Task Force operativa presso il nostro Ministero di riferimento”, ha chiesto la confederazione di imprese logistiche. La lettera fa seguito a quella inviata il 24 febbraio da Assiterminal-Confindustria alla Direzione Generale del Mit, e che coincide con quanto richiesto ancora oggi da Conftrasporto-Confcommercio al Governo, tutte con la richiesta di un coordinamento unico della filiera. Fonti del ministero contattate dall’Huffpost fanno sapere che nei prossimi giorni verrà convocato un tavolo per affrontare le questioni.

Per le associazioni, tuttavia, il tempo a disposizione è poco e gli approvvigionamenti iniziano a scarseggiare in diverse realtà territoriali. Non solo: le imprese hanno già manifestato un profondo disappunto per la decisione del Governo Conte di inserire tra le misure di contenimento dell’epidemia previste dal primo DPCM sul coronavirus la sospensione dei servizi di trasporto non solo delle persone ma anche delle merci su gomma e ferro, provenienti dalle aree dei focolai. “Per quale motivo”, chiede Russo, “se le merci non sono veicolo di diffusione del virus?”.

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