Caritas Ambrosiana: camerieri e colf più colpiti da lockdown

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Milano, 28 ott. (askanews) - A pagare il prezzo più alto al lockdown, secondo il rapporto della Caritas Ambrosiana, sono stati i più poveri: quasi una persona su due (il 42,3%) tra le persone che sono ricorse ai centri di ascolto nei tre mesi della quarantena ha sofferto le conseguenze del blocco delle attività economiche. I lavoratori più colpiti sono stati quelli impiegati nei settori della ristorazione (lavapiatti, camerieri), ospitalità (custodi, cameriera ai piani) e della cura alla persona (colf e badanti). Proprio quest'ultimo dato è confermato dalla crescita tra gli utenti dei centri di ascolto degli appartenenti a una delle nazionalità più impiegate in queste mansioni, quella filippina: immigrati storicamente presenti soprattutto in città e ben integrati nei tre mesi del lockdown sono arrivati a rappresentare il 17,2%, il primo gruppo etnico, mentre nel 2019 erano solo l'1% degli immigrati assistiti dai centri di ascolto. L'esame di 65 storie di impoverimento da Covid scelte a caso tra il campione preso in considerazione fa emergere la profondità dello stato di sofferenza in cui si trovano le famiglie. Il disagio economico si somma alla malattia difficilmente gestibile in contesti familiari già provati, in abitazioni troppo anguste per permettere un efficace isolamento dei contagiati. In alcuni casi poi l'assenza o il calo dei redditi rende queste famiglie incapaci di pagare affitti o utenze domestiche e li espone al rischio di sfratti. In questo cotesto i centri di ascolto e i servizi della Caritas si sono rivelati un'essenziale rete di protezione. Grazie alla collaborazione di nuovi volontari giovani e alla collaborazione con altri enti, soprattutto i Comuni, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana anche durante i mesi più duri della quarantena sono rimasti sempre operativi pur con nuove modalità (ascolto telefonico, consegne a domicilio). In questo modo, nei tre mesi del lockdown, il sistema di welfare della Caritas Ambrosiana ha distribuito pasti a domicilio a 18.092 persone, dispositivi sanitari e igienizzanti a 5.564 famiglie, ha offerto supporto psicologico a 359 soggetti deboli, assistenza per la didattica a distanza a 359 alunni e studenti, ha rifornito di pc e strumenti informatici 98 doposcuola parrocchiali. "Dopo quella del 2008, le cui conseguenze sono ancora visibili, questa nuova crisi sta mostrando l'estrema fragilità del nostro sistema economico e sociale. Da anni accettiamo passivamente la presenza di sacche di marginalità e povertà nei nostri territori e diamo per scontato che lo sviluppo abbia come inevitabile corollario la precarietà e l'assenza di diritti e tutele. Se vogliamo andare avanti senza lasciare indietro nessuno non potremo più accettarlo", osserva Gualzetti.