Caritas ambrosiana: rischio impoverimento di lungo termine

Red/Mda
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Milano, 3 lug. (askanews) - La quarantena finita, ma c' chi a Milano non ancora uscito dal lockdown. Anzi, al contrario, in queste settimane ha visto peggiorare la propria situazione. I dati raccolti dai principali servizi della Caritas Ambrosiana restituiscono un quadro molto problematico a quattro mesi dall'inizio della crisi sanitaria dovuta al Coronavirus e dal dispiegarsi dei sui effetti collaterali. I casi pi gravi sono stati intercettati dal Servizio Accoglienza Immigrati (SAI), di via Galvani 16, nei pressi della stazione Centrale. Nel solo mese di giugno, allo sportello che offre accoglienza, assistenza legale e orientamento lavorativo, sono stati 83 gli stranieri che hanno chiesto aiuto perch non hanno pi potuto permettersi di pagare l'affitto della stanza negli appartamenti che in genere condividono coi propri connazionali. Una situazione inedita, perch per la prima volta l'emergenza abitativa direttamente collegata alla crisi sanitaria. A chiedere aiuto sono stati per l'80% uomini, per il 20% donne, prevalentemente (60%) provenienti dall'africa Subsahariana (Senegal, Nigeria, Guinea, Mali) e per il resto da paesi orientali (Afghanistan, Sri Lanka) e da paesi latinoamericani (Per e Bolivia). Continua, inoltre, a rimanere alta la richiesta di generi alimentari. Secondo l'ultimo report relativo al mese di giugno nella sola citt di Milano sono 2500 le persone costrette a fare la spesa ai tre Empori della Solidariet che Caritas Ambrosiana ha aperto rispettivamente nei quartieri di Barona, Lambrate, Niguarda. Tra queste persone, quasi il 66% ha iniziato ad usufruire del servizio dal mese di marzo, cio da quanto il Paese si fermato per evitare il contagio. L'incremento stato pi basso fuori citt (+35%) dove per accanto al sistema di Empori e Botteghe solidali rimasta attiva anche la distribuzione di pacchi viveri attraverso 126 centri di ascolto parrocchiali, consentendo complessivamente di raggiungere 18.092 persone. Altro dato allarmante emerge anche dai profili dei beneficiari del Fondo San Giuseppe, voluto dall'Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, insieme al Sindaco, Giuseppe Sala, con un sostegno significativo del Comune, per aiutare chi si trova in difficolt economica in conseguenza della crisi sanitaria. Dei 903 beneficiari al mese di giugno, circa il 30% ha gi perso il posto di lavoro, tra questi, l'8,3% costituito da colf e badanti, figure professionali per le quali non vale il blocco dei licenziamenti e il 21,2% da lavoratori assunti con contratti a termine non rinnovati, per lo pi nell'ambito della ristorazione e del settore alberghiero. "Non sappiamo cosa accadr quando la moratoria dei licenziamenti finir - ha affermto il direttore della Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti - quello che possiamo documentare che, purtroppo, per una parte di lavoratori pi deboli e meno qualificati in genere questo tappo gi saltato. Chi perde il lavoro ora rischia di rimanere intrappolato in una condizione di impoverimento per lungo tempo. Dalla fase di assistenza cui la Caritas con la Diocesi tramite il Fondo San Giuseppe sta provvedendo, bisogna sin da ora immaginare anche la fase della ricostruzione con la collaborazione delle imprese e delle istituzioni affinch si immaginino percorsi di riqualificazione e affiancamento sociale in grado di traghettare le vittime del lockdown nel nuovo mondo post Covid".