"Nessuna etichetta. Cerco di creare problemi alle playlist di Spotify". Intervista a Carl Brave

Gabriele Fazio
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AGI - È fuori da circa un mese “Coraggio”, ultima fatica discografica di Carl Brave, il cantautore impossibile da etichettare, anello di congiunzione tra pop, rap e trap. Canta con Elisa e con Gemitaiz, con Elodie e con Gue Pequeno e alla fine riesce sempre a tirarsi dietro i colleghi nel proprio mondo ibrido, pieno di colori, tematiche sociali e tematiche social, tutto insieme in un frullato di suoni che hanno, soprattutto, la capacità di essere assolutamente unici nel suo genere.

Cosa hai pensato a lavoro finito?

“Grande sollievo, mi sono levato un bel sassolino dalla scarpa. Sono due anni che mi porto dietro questo disco, io edito e mixo tutto e facendo il mix il lavoro è tantissimo, giorni e notti, quindi appena finisci tutto e dici ‘è pronto', puoi passare ad altro. Proprio mentre stavo chiudendo il disco non riuscivo a scrivere nient'altro, appena l'ho chiuso mi è tornata l'ispirazione e ho scritto”

La prima domanda da farti ogni volta è sempre la stessa: che genere fai?

“Tanti generi, non etichetterei, anzi andrei proprio contro l'etichettare e scegliere un genere. A me va di fare un mix tra rap, pop, pure trap, c'è anche la techno in “Le guardie”, cerco di fare proprio il contrario, di non farmi mai etichettare, di creare problemi alle playlist di Spotify”

In realtà ci sei riuscito perché quello che fai tu lo fai soltanto tu, l'unicità è la cosa che davvero ti distingue in un mondo dove ci sono 300 rapper tutti uguali, 300 trapper, 300 indie…tu sei l'anello di congiunzione. Ma è una cosa che hai ricercato fortemente o è il tuo modo di fare musica e quindi è capitato?

“Tutte e due, io voglio fortemente tentare di fare roba diversa, roba che non c'è, la musica per me è la voglia di evolverti, di andare avanti, a me piacciono tutti i precursori infatti; e ci arrivo mediante il sound, io sono il produttore di me stesso, questo facilita infinitamente questa volontà di fare una cosa solo mia, mentre chi ha produttori esterni deve stare dietro a loro”

Questa è una cosa ancora più unica delle altre, considerando che ora il produttore è una figura addirittura riconosciuta dal pubblico…come mai questa scelta?

“Perché ti fai la musica tua, io seguo il mio gusto. Una cosa importante per fare musica propria è la struttura, al momento nella musica ci sono delle strutture che non dico che sono prestabilite ma quasi: l'intro dev'essere di un giro, la strofa in otto battute, poi deve partire il ritornello, invece facendo una struttura tua puoi provare a cambiare l'ordine degli addendi”

Un'altra cosa che ti rende unico è il modo che hai di mettere in musica cose tangibili, della vita di tutti i giorni, anche questa è una scelta che fai consapevolmente o fa parte della tua poetica?

“Quello dipende dal mio stile di scrittura, in questo modo sono riuscito ad uscire. Tento di fare fotografie, testi che vanno avanti per immagini che apparentemente non c'entrano niente tra di loro, quella però è stata la mia forza, ora è diventato il mio stile, me lo tengo cercando di evolverlo un po'. I testi di questo disco sono già diversi da quello dell'album prima…”

Si, infatti in questo disco hai affrontato anche temi più delicati…

“Più che altro perché sono passati 2/3 anni, bisogna parlare sempre di cose nuove, ogni disco deve parlare di tematiche nuove sennò rompi i coglioni a parlare sempre delle stesse cose. Magari i fan chiedono quelle cose però è meglio cercare nuove fonti, nuove esperienze, nuove emozioni…”

È una maturazione…se resti sempre lo stesso ti si accorcia anche la carriera perché tanto prima o poi il pubblico cresce, no?

“Si, esatto, ma anche eticamente penso che ogni disco deve dare qualcosa alla musica, anche il mio nel mio piccolo”

Tu come stai maturando?

“Non lo so (e ride)…facendo i pezzi! In questo momento sto sperimentando anche nuove tematiche, forse sto esagerando! (e ride di nuovo)”

A questo proposito, quando scrivi pensi mai che le tue parole spesso finiscono nelle orecchie di ragazzi molto giovani? Pensi mai che tu possa influenzarli in qualche modo?

“Molto poco. Io penso che noi non dobbiamo educare nessuno. La gente ascolta e deve capire da sola cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il rap è così e va fatto così, è crudo, deve creare scalpore, magari quello che faccio io è un po' più tranquillo, non devo stare attento a ciò che dico perché comunque non direi certe cose perché stonerebbero”

Ma secondo te il rap, da quando è diventato così mainstream, si è un po' snaturato?

“Il rap si è completamente snaturato ormai, il rap è un po' sparito. Emis Killa e Jack La Furia hanno fatto un vero disco rap, ma il rap si è un po' tramutato in trap, con pregi e difetti: pregi che le basi hanno un suono nuovo, un sound particolare, un tempo particolare; però si è perso tanto nei testi, nella trap bisogna parlare di soldi, puttane…perché se fai trap e parli di un'altra cosa un po' stona. C'ho provato, lo dico per esperienza personale! (e ride) Se fai una canzone trap con il testo mio non ci sta, la trap è molto collegata a quelle tematiche”

C'è una collaborazione in particolare, anche del passato, che ti ha colpito?

“Con tutti mi sono trovato bene ovviamente, tutti sono forti, ma una è più forte di tutti: è venuta a registrare e buona la prima, buona la seconda, buona la terza, buona la quarta e stop, finito. Ed è Elisa, fino adesso è la più forte”

Come hai vissuto il lockdown?

“Benissimo. Sono stato a casa da solo e ho lavorato sul disco, mi è arrivata una botta di ispirazione forte”

C'è anche l'altro lato nella medaglia al quale ovviamente avrai pensato, quello che riguarda le maestranze dello spettacolo, tu che ne pensi della situazione? Come si è comportato il governo?

“Non benissimo. Bisogna sedersi ad un tavolo e parlare bene di questa situazione. È una situazione che va presa con le pinze, non si può bloccare un intero mondo, anche perché non ci siamo solo noi, ci sono tecnici di palco, fonici, musicisti. Io i miei musicisti li sto un pò aiutando, cerco di dargli una mano, ma bisogna avere una soluzione concreta”

Qual è il prossimo traguardo di Carl Brave?

“Il prossimo traguardo è suonare live in uno stadio, fare un bel concerto, un bello show per fare restare a bocca aperta la gente, uno show con i contro... .Ovviamente non è il momento ma si spera che arrivi presto”