Carlo Messina (Intesa Sanpaolo): "All'Italia serve Draghi a Palazzo Chigi"

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Italian bank Intesa Sanpaolo Chief Executive Officer (CEO) Carlo Messina gives press conference after the presentation of the 2017 results and a new business plan on February 6, 2018 in Milan. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP) (Photo by MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images) (Photo: MARCO BERTORELLO via Getty Images)
Italian bank Intesa Sanpaolo Chief Executive Officer (CEO) Carlo Messina gives press conference after the presentation of the 2017 results and a new business plan on February 6, 2018 in Milan. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP) (Photo by MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images) (Photo: MARCO BERTORELLO via Getty Images)

L’ottimo è che Mario Draghi resti dov’è, a Palazzo Chigi. E anche Sergio Mattarella, “galantuomo che ha gestito fasi difficili del populismo e della pandemia in modo unico”, sarebbe bene non cambiasse indirizzo e rimanesse al Quirinale. Lo schema dello status quo è quello che auspica Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo, che in un’intervista alla Stampa rassicura sulle banche italiane - “non vedo crisi all’orizzonte”, con Carige e Mps da tenere sotto attenzione.

Per quanto riguarda la situazione economica, “i consumi hanno ripreso e questo ha portato a un’accelerazione della crescita. In parallelo negli ultimi mesi si è assistito a un ritorno degli investimenti da parte delle imprese e, in collegamento con l’avvio del Pnrr che ha cominciato a far attivare degli investimenti pubblici, questo sta generando una crescita del Pil che secondo me supererà il 6%, che rappresenta anche un volano per entrare nel 2022 con un potenziale di crescita intorno al 5%. Ora dobbiamo fare in modo che la crescita risulti sostenibile, che non sia solo collegata al 2021 e al 2022, ma che si realizzi poi negli anni successivi. E qui è fondamentale il corretto utilizzo dei fondi che ci arriveranno dall’Europa”.

Il Pnrr, prosegue Messina, offre “un’occasione unica per attivare la crescita e lavorare sui punti di debolezza del nostro Paese: da un lato il debito pubblico, dall’altro la povertà. Se questo non accadrà, torneranno in evidenza gli elementi fino ad oggi non più considerati come elemento di attenzione. Ricordiamoci che il nostro Paese ha un debito pubblico di 2.700 miliardi, 750 miliardi dei quali ce li finanzia la Bce. Se non riusciremo a crescere, perché non attiveremo i motori, esso diventerà un fattore di grandissima attenzione internazionale”.

Carlo Messina difende la manovra del Governo Draghi - definita “di grande realismo e molto pragmatica”, ma sottolinea che “questo non può essere il modo in cui gestiremo prossimo anno e mezzo di governo. Ci sono fasi in cui il compromesso è inevitabile, per tenere tutti a bordo. Poi bisognerà trovare qual è il filone di priorità. Mi sembra che il presidente del Consiglio abbia dimostrato in tutta la sua storia di avere un grado di capacità nell’affrontare anche le fasi transitorie con una visione che ha sempre portato risultati nel medio-lungo termine”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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