"Caro Giorgetti, no grazie". L'Ulivo 2.0 (per una volta) è compatto

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ROME, ITALY - SEPTEMBER 21: General Secretary of the Democratic Party (PD) Enrico Letta attends the presentation of the book written by former Italian Prime Minister and Professor Romano Prodi, Strana Vita, La Mia
ROME, ITALY - SEPTEMBER 21: General Secretary of the Democratic Party (PD) Enrico Letta attends the presentation of the book written by former Italian Prime Minister and Professor Romano Prodi, Strana Vita, La Mia

Fare leva sul Quirinale per ridisegnare il volto del centrodestra. Con l’ambizione che ormai gli viene attribuita da mezzo Palazzo di fare parte della partita, magari proprio succedendo a Mario Draghi a Palazzo Chigi, ricevendo dalle sue mani l’incarico in caso di trasloco del premier sul Colle. Le parole di Giancarlo Giorgetti ricompattano per una sera l’Ulivo 2.0 sognato da Enrico Letta, un coro di no grazie piove sulle spalle del numero due della Lega, un paradosso per l’esponente della destra forse più vicino a Draghi, che al premier e alle sue chance di trasloco alla presidenza della Repubblica rischia di dare un colpo non di poco conto.

“Mattarella un altro anno, altrimenti Draghi può guidare il convoglio dal Colle”, la proposta consegnata dal ministro alle pagine del consueto libro di Bruno Vespa. E fin qui una posizione netta, certo, ma non nuova nel dibattito politico. Il campanello d’allarme generale è suonato proseguendo la lettura: “Sarebbe un semipresidenzialismo de facto in cui il presidente della Repubblica allarga le sue funzioni approfittando di una politica debole”.

Una gragnuola di critiche sono piovute sulle spalle di Giorgetti. Letta si chiude nel silenzio, i suoi spiegano che non si vuole tirare dentro in nessun modo il Quirinale nel risiko delle convenienze partitiche. A microfoni spenti un dirigente Dem è caustico: “La sua è un’operazione chiara: vuole usare il Colle per ridisegnare il ruolo della Lega in senso più europeista sganciandola dai Bolsonaro vari, e insieme ha mire personali”. Dai Dem parte un fuoco di sbarramento. “Se Giorgetti ritiene che si debba evolvere verso un sistema semipresidenziale, presenti un ddl e si faccia promotore di una riforma”, dice Enrico Borghi, membro della segreteria. “Una lettura surreale della costituzione”, per Andrea Marcucci. Stefano Ceccanti è tra il basito e il divertito: “Mi pare siano cose un po’ insensate”.

Anche nel quartier generale del Movimento 5 stelle è suonato un campanello d’allarme. Perché l’ennesimo capitolo della rumba sul Draghi quirinalizio è stata in effetti lanciata da Giuseppe Conte, che domenica a In mezz’ora in più per la prima volta ha aperto all’ipotesi. “Ma così il più draghiano del centrodestra rischia di ottenere l’effetto contrario”, dice un esponente 5 stelle di governo. Che prosegue: “Se si inizia a ventilare l’ipotesi di un sostanziale commissariamento della politica tutta da parte di Draghi, indipendentemente dal ruolo che ricopre, rischiamo di azzopparlo ancor prima che si parta”. L’orizzonte è quello della stabilità, che sta molto a cuore alla truppa 5 stelle, più che a Conte stesso, che sta calibrando le sue uscite per placare il malcontento interno. L’obiettivo comune con Giorgetti è quello di una tenuta della legislatura anche dopo lo snodo Colle: “Immagino che dica quel che dice perché sa che se non c’è un governo che porta a fine legislatura Draghi non va al Quirinale”, spiega un colonnello pentastellato. E viceversa. “Ma così - prosegue - finisce per ottenere l’effetto contrario”. Così per Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera, quella di Giorgetti è solo una battuta, perché “se la frase non provenisse da un autorevole esponente del Governo dovremmo considerala eversiva”.

Il campo largo immaginato da Letta diventa larghissimo. Carlo Calenda si aggiunge alla compagnia: “I sistemi istituzionali non cambiano a seconda di chi ricopre una carica. Se Draghi deve continuare a guidare il paese, come io penso, allora occorre che resti presidente del Consiglio”. Con lui anche Italia Viva, che per bocca di Marrco Di Maio spiega che “non è saggio, però, tirare ora la giacchetta di Draghi e Mattarella sul Quirinale”. Arturo Scotto, coordinatore di Articolo 1, è secco: “Caro Giorgetti, il semipresidenzialismo di fatto è un’idea pericolosa”.

È un coro quello che si leva contro il ministro dello Sviluppo, che ha tirato un boomerang che rischia di ritornargli addosso. Spiega a chi l’ha sentito che le sue parole sono state forzate, smussa gli spigoli, ma ormai il danno è fatto. Sa anche bene che tre mesi sono tanti, e conta che le polemiche di oggi varranno poco domani nel segreto delle urne.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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