Carola Rackete è tornata in Italia: “Lo dovevo a chi mi ha sostenuta”

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La capitana della Sea Watch 3 è tornata in Italia: Carola Rackete, da Milano, ha parlato dei disastri climatici e dei progetti per il prossimo futuro. Dal momento in cui aveva “litigato” con l’ex ministro degli Interni non aveva più fatto ritorno al Bel Paese. Era luglio dello scorso anno: dopo l’interrogatorio ad Agrigento, Carola aveva raccolto le sue cose ed era tornata nella sua Germania. In quest’occasione, però, le guardie che la proteggono intendono evitare spiacevoli situazioni. Tuttavia, non accadrà come a Lampedusa, nessuno le urlerà contro frasi orribili. Da una sala al primo piano della Fondazione Feltrinelli di Milano, Carola Rackete svolge quasi in segreto il suo incontro.

Carola Rackere in Italia

Si chiama “Milano porto sicuro” l’incontro organizzato dalla Fondazione Feltrinelli di Milano per accogliere Carola Rackete in Italia. La capitana della Sea Watch 3, dopo mesi di distanza dal Bel paese è tornata a parlare dei disastri climatici e dei progetti per il futuro. Tuttavia, il suo incontro è rimasto ai margini e in segreto proprio per evitare le spiacevoli situazioni del giugno scorso. Carola forzò il blocco navale imposto dall’allora ministro Salvini e andò incontro a serie conseguenze penali. La capitana, quindi, è stata accompagnata alla conferenza da alcune guardie. Insieme a lei sul palco di Milano ci sono una serie di organizzazioni e associazioni: Mediterranean Hope, Lampedusa Solidale, Fondazione Progetto Arca, St. Ambroeus.

Giorgia Linardi, uno dei portavoce della Sea Watch Italia ha commentato: “Il fatto che Carola si senta poco sicura nel mio Paese mi ha colpita profondamente”. Poi ha proseguito dicendo: “Tornare era necessario. L’Italia ha bisogno di simboli, di una persona che sappia veicolare messaggi di umanità”.

Il libro di Carola

La capitana prende la parola sollecitata da Linardi e parlando del suo libro uscito lo scorso 4 novembre: ” Il mondo che vogliamo. Appello all’ultima generazione“. “Non avevo mai pensato di diventare autrice” ha confessato Carola. “Poi ho pensato che potesse essere un’opportunità per divulgare quello che ho imparato durante le mie missioni in nave come ricercatrice ambientale e poterle connettere con l’esperienza con la Sea Watch. La domanda che muove tutto il libro è: perché le persone sono costrette a partire?“.