Carola Rackete a Che tempo che fa: “Dobbiamo proteggere i migranti”

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È stato breve ma denso di significato l’intervento di Carola Rackete nella trasmissione di Rai 2 Che tempo che fa. Intervistata da Fabio Fazio, la capitana della nave Sea Watch ha raccontato dell’enorme cambiamento che in poco tempo è avvenuto nei rapporti con le autorità europee, ma anche delle difficoltà dell’Europa di trovare una soluzione comune al problema dell’immigrazione. Assieme alla Rackete sono intervenuti anche la portavoce di Sea Watch Italia Giorgia Linardi e Muhamad Diaoune, giocatore della squadra di calcio milanese composta da rifugiati del Sant Ambroeus.

Carola Rackete a Che tempo che fa

Nel corso dell’intervista, Carola Rackete ha parlato di come in poco tempo sia cambiata la sua visione dei governi europei a causa del loro atteggiamento mutevole nei confronti del tema immigrazione: “Come cittadina europea sono sempre cresciuta con la fiducia nei governi, con la fiducia in questi paesi, e avevamo anche avuto esperienze positive nel 2016 in collaborazione con la Guardia Costiera e con l’Esercito ma la situazione ora è cambiata tantissimo. Quando fai una richiesta in base alle leggi marittime internazionali e invii informazioni alle autorità non ricevi risposta o addirittura ricevi una risposta negativa che non si attiene al diritto internazionale”.

La capitana della Sea Watch ha in seguito raccontato delle istruzione paradossali ricevute dalle autorità libiche, paese da cui scappano la gran parte dei rifugiati: “La Guardia Costiera libica, che ci dice di portare i migranti in Libia, agisce in violazione della Convenzione di Ginevra, perché la gente in realtà scappa dalla Libia. Ricevere queste istruzioni e scioccante, e allo stesso tempo hai degli esseri umani sulla nave. Non abbiamo numeri, abbiamo singole persone con storie individuali che sono sempre tragiche e questo mi fa percepire la grandissima disuguaglianza che esiste su questo pianeta”.

La disuguaglianza nel mondo

Sul finire del suo intervento, Carola Rackete si sofferma inoltre sulle enomri ingiustizie che quotidianamente avvengono nel nostro pianeta. Un pianeta in cui basta essere nati con la cittadinanza del paese sbagliato per vedersi negare i diritti più elementari: “Io per caso ho un passaporto tedesco e quindi posso andarmene ovunque, ma altre persone semplicemente non lo possono fare e a queste persone succede qualcosa di poco umano. Il fatto che l’Europa sia un continente in pace e non possa accettare un po’ di persone è qualcosa che mi sciocca tantissimo, è un qualcosa che mi fa male in quanto cittadina europea. È un po’ come chiedersi dov’è finita la nostra umanità se non possiamo attenerci alle leggi internazionali”.