Carola Rackete in Fondazione Feltrinelli a Milano: “C’è tanto da fare”

Carola Rackete fondazione feltrinelli

La comandante Carola Rackete è tornata in Italia, ospite della Fondazione Feltrinelli a Milano. Non lo faceva dallo scorso luglio. La capitana ha deciso di partecipare all’incontro “Milano porto sicuro”, organizzato da Casa Comune, insieme all’eurodeputato del Partito Democratico Pierfrancesco Majorino.

Carola Rackete alla Fondazione Feltrinelli

L’evento non era aperto al pubblico e quasi segreto. Le disposizioni erano chiare, per la sua sicurezza meglio fare così: “Dalle informazioni che abbiamo ricevuto dalla polizia non c’è una minaccia così grave per la mia persona” – racconta Carola Rackete – “Devo adottare qualche misura di sicurezza, ma tutto ciò non mi preoccupa eccessivamente. Sono vittima dell’odio nel web e questo odio poi può sfociare anche in attacchi diretti per strada”. La capitana ha presentato nel corso della serata il suo libro Il mondo che vogliamo pubblicato da Garzanti. “I ricavi verranno devoluti a una organizzazione che si occupa di rifugiati”.

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Carola Rackete con la Sea Watch 3 forzò il blocco navale imposto dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini per portare in salvo 43 migranti.

Per tutto l’evento Carola non nomina Salvini e non parla delle vicende processuali. Si concentra su quello che le importa veramente: “I cittadini europei non sanno quanto l’Europa sia coinvolta nella guerra civile in Libia. Io personalmente mi vergogno di fare parte di un Europa che finanzia i banditi che prendono le persone e le portano dove non è sicuro. A tutto questo si somma il problema del cambiamento climatico, più ci sarà un problema ambientale più le persone dovranno fuggire da dove vivono. L’ambiente si sta deteriorando, la società civile deve assolutamente agire. Dobbiamo prenderci le nostre responsabilità“.

A conclusione del suo intervento, Carola Rackete suggerisce a chi le chiede cosa possa fare un cittadino semplice nel proprio piccolo per vincere una delle battaglie culturali più difficili del nostro tempo: “Quello che oggi si può fare per cambiare questo stato di cose è mettersi assieme per lottare per gli stessi obiettivi, per difendere i diritti umani, come stiamo facendo stasera”.