Cartabia vede i partiti sulla riforma del Csm. M5s si impunta sullo stop alle porte girevoli

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(Photo: ROBERTO MONALDO via Getty Images)
(Photo: ROBERTO MONALDO via Getty Images)

È questione di giorni e dagli annunci - durati mesi - si dovrebbe passare ai fatti. La ministra Marta Cartabia ha incontrato di nuovo i partiti per un confronto sulla riforma del Csm. L’ultimo, perché la settimana prossima presenterà gli emendamenti in consiglio dei ministri. Sono ancora da scrivere - ”è un work in progress”, ripete chi ha parlato con la Guardasigilli - e non saranno incisi sulla pietra. Nulla di blindato, è il segnale che arriva da via Arenula alla commissione giustizia della Camera che dovrà preparare il testo finale. E chi ha incontrato la ministra parla di un clima sereno, molto più disteso di quello che si respirava durante la riforma del processo penale.

Una delle questioni sul tavolo è quella delle porte girevoli. Dei magistrati che, cioè, si candidano in politica e, finito l’incarico, tornano a vestire la toga. Per Lega, Forza Italia e Movimento 5 stelle, i giudici e i pm che decidono di candidarsi non dovrebbero più rientrare in un’aula di tribunale. I pentastellati ricordano come questa idea fosse già presente nella bozza di Bonafede e fanno sapere che non immaginano altre soluzioni. In serata interviene in prima persona Giuseppe Conte per scoprire le carte: “Terzietà e indipendenza della magistratura sono i nostri irrinunciabili capisaldi. Il giudice deve essere e apparire terzo: perciò diciamo stop alle porte girevoli! Se un magistrato viene eletto poi non torna nelle aule dei tribunali. Si confermi l’impianto della Bonafede sul Csm”, scrive su Twitter.

Il Pd, invece, ha proposto uno schema di mediazione, che impedirebbe agli eletti di tornare nel loro ruolo per cinque anni e ai non eletti di spostarsi per tre anni da quella che era la loro sede precedente. La ministra, fa sapere chi ha ascoltato le sue parole, vuole tenere in equilibrio la bilancia: fare in modo che non sia lesa l’immagine dell’imparzialità del giudice, ma al contempo consentire a quest’ultimo di rientrare prima o poi nelle vesti che ha ottenuto per concorso. Nello schema che via Arenula ha diffuso la scorsa settimana si propone di raggiungere questa soluzione impedendo al magistrato di candidarsi nel posto in cui ha lavorato negli ultimi tre anni. In caso di elezione, indipendentemente dal distretto in cui si lavora, sarà obbligatoria l’aspettativa non retribuita. Fino ad oggi, invece, si poteva essere sindaci, consiglieri comunali o provinciali in un distretto di corte d’appello e lavorare tranquillamente in un altro. Un meccanismo di questo genere, ritornato agli onori della cronaca con il caso Maresca, va spezzato. Cartabia lo sa, lo ha detto chiaramente. Ora dovrà decidere come farlo senza scontentare nessuno.

L’anno prossimo l’organo di Palazzo dei marescialli sarà rinnovato e - dopo lo scandalo Palamara - la priorità è riformare il sistema elettorale. Ed è su questo punto che restano divergenze di vedute. La ministra è orientata per un maggioritario con collegi binominali, con il correttivo del ‘miglior terzo’. Che possa fugare il rischio di una sorta di bipolarismo delle correnti più rappresentate all’interno del Csm. L’idea è: se davvero questo rischio esiste, sarà mitigato dal fatto che se anche le correnti si accordano per i primi due nomi, difficilmente riusciranno a farlo per il terzo posto, che così potrà andare anche ai gruppi più piccoli.

Per rendere più semplice la divisione dei collegi, ma anche per fare in modo che la commissione nomine e quella che si occupa del disciplinare non abbiano neanche un consigliere in comune, prende piede l’ipotesi di aumentare i componenti di palazzo dei Marescialli, aumentando i togati da 16 a 20. L’idea di un maggioritario con dei correttivi che evitino degenerazioni correntizie piace al Pd, che chiede però attenzione alla rappresentanza di genere, e suggerisce di utilizzare per questo scopo il meccanismo dei migliori terzi. Non si oppongono i 5 stelle, che però avrebbero visto di buon occhio anche il sorteggio temperato. Ed è ancora a una forma di sorteggio che guarda la Lega, che lo ritiene l’unico modo per spezzare il potere delle correnti.

“Abbiamo incontrato la ministra con spirito costruttivo - dice ad Huffpost la senatrice Giulia Bongiorno - riteniamo necessaria una riforma radicale, se davvero vogliamo incidere sui problemi del sistema. Abbiamo quindi proposto di fare una prima selezione con un sorteggio pensato sulla base di alcuni criteri, come l’anzianità o le valutazioni di professionalità. A quel punto poi potrebbero esserci le elezioni”. Il sistema elettorale della seconda fase, è il ragionamento di Bongiorno, a quel punto non sarebbe rilevante, perché le ali alle correnti sarebbero tagliate prima. Non c’è altra via se non il sorteggio anche per Forza Italia, con Pierantonio Zanettin che spiega: “Alla ministra - dice - ho ribadito che Forza Italia continua a sostenere la proposta del sorteggio temperato per l’elezione della componente togata del Csm. Proposta che negli ultimi giorni ha ottenuto il sostegno anche del procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho e del prof Benedetti consigliere laico del Csm”. Alla ministra, però, l’idea di un sorteggio, anche nelle forme più soft, non piace.

Si va verso il voto degli avvocati nei consigli giudiziari. Per evitare obiezioni su possibili conflitti di interesse, l’idea è che il giudizio sia spersonalizzato: non sarà il voto del singolo avvocato ma dell’organo che rappresenta i legali in quel distretto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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