Casa donne 'Lucha y Siesta': Comune e Atac chiedono sgombero

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Roma, 30 ago. (askanews) - "La battaglia mediatica non è la strada per tutelare le persone che vivono nell'immobile Atac occupato dalle attiviste in via Lucio Sestio. Sono donne e bambini che vanno tutelati nel rispetto della loro privacy e che non devono essere strumentalizzati. Ribadisco che siamo al lavoro da settimane per trovare una soluzione che tuteli queste fragilità tramite una presa in carico in strutture alternative e nel rispetto delle loro storie e delle loro esigenze. La prima cosa da fare è proteggere queste persone, evitando che diventino ostaggio di battaglie politiche e giudiziarie". Così afferma in una nota la delegata della Sindaca di Roma alle Politiche di genere, Lorenza Fruci.

Il sindacato Rsa Usb dell'Atac nel pomeriggio aveva sollevato il caso: "È di questi giorni la notizia dello sfratto di uno dei pochi centri antiviolenza rimasti a Roma. Lucha y Siesta nasce grazie al volontariato di alcune donne che da oltre 10 anni svolgono un servizio sociale fondamentale per la città. Unica 'pecca' è di ospitare donne e bambini che fuggono dalla violenza in uno stabile in disuso di proprietà Atac".

Secondo il sindacato "con una ordinanza comunale di sfratto, che tratta spazi sociali fondamentali al pari delle occupazioni inutili come quella di Casapound, Comune e Atac non hanno voluto trovare una soluzione alternativa per Lucha, sebbene anche la Regione Lazio sia intervenuta in merito con proposte interessanti". Insomma "Atac si rifiuta di concedere in locazione o di far riscattare l'immobile al coordinamento che gestisce il centro antiviolenza da un lato e dall'altro sembrerebbe abbia avviato trattative riservate con privati che non hanno alcuno scopo sociale tra i loro interessi".