Casa Penelope, dove è 8 marzo tutti i giorni

Luciana Matarese
·Giornalista
·2 minuto per la lettura
Casa Penelope (Photo: Matarese)
Casa Penelope (Photo: Matarese)

Un piatto spaccato “quando non era pronto in tavola”, uno schiaffo quando la risposta non era subito “sì” e poi il vestito troppo scollato, il trucco troppo pesante, i chili in più “accumulati in gravidanza” troppo evidenti. Per anni Lorenza ha creduto che la sua quotidianità di moglie fosse “normale”. Erano le stesse scene cui aveva assistito da piccola “e quindi alle reazioni di mio marito non facevo troppo caso”, dice. Oggi sa che quel piatto scagliato sul pavimento, i ceffoni, “gli insulti per niente” sono violenza. Sa che lei non “è” la violenza che le è stata usata. Ha tolto la fede nuziale, “ho 27 anni e voglio provare a ripartire da me stessa”, scandisce. Giovanna, invece, è scappata dalla povertà, da una casa abusiva senza acqua né corrente elettrica. Di anni ne ha 41, per tanto tempo ha condiviso con il marito invalido giornate segnate dalla difficoltà di mettere insieme il pranzo con la cena. A un certo punto, “quando mi sono resa conto che andare avanti così era impossibile”, ha chiesto aiuto ai servizi sociali. Lo ha fatto, racconta, non per lasciare il marito, al quale è ancora legata, ma per cercare “un’altra possibilità” e dare un futuro più stabile alla loro bambina, cinque anni a giugno. Anche Lorenza ha un figlio, compirà quattro anni a fine mese. Insieme a loro, Giovanna e Lorenza - nomi di fantasia, ma storie vere - vivono a casa “Penelope”, la comunità gestita da Croce Rossa di Roma per sostenere donne in difficoltà.

Niente a che vedere con la moglie di Ulisse, la tela e l’attesa del ritorno del marito narrato dalla mitologia greca, “si chiama così per caso” spiega il referente dell’area sociale del Comitato dell’Area metropolitana, Antonio Crialesi, che ci apre ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.