Casaleggio e Di Battista, assalto a M5s. L'ex deputato: "Se prevale un'altra linea, vado via"

Gabriella Cerami
·Politics reporter, L'Huffington post
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(Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
(Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

Niente festa di compleanno per il Movimento 5 Stelle. Perché probabilmente non c’è nulla da festeggiare e non c’è quell’armonia necessaria in certi casi. Anzi, alla vigilia del 4 ottobre Davide Casaleggio compie la mossa. La mossa per provare a riprendersi insieme ad Alessandro Di Battista la base dei 5Stelle e compiere la scalata verso la leadership. I due giocano la stessa partita, si sentono, si vedono, ed è una coppia che ha quasi tutti i parlamentari contro. Tanto che l’ex deputato mette in chiaro che, “se dagli Stati Generali del M5S dovesse uscire la decisione di una legge elettorale maggioritaria, prenderei delle altre strade”.

Ed ecco che sul Blog delle Stelle compare un post di fuoco, destinato a cambiare radicalmente la natura pentastellata. Viene messo nero su bianco che il 4 ottobre non ci sarà il Villaggio Rousseau, l’evento che lo stesso Casaleggio aveva annunciato a luglio. E poi l’associazione Rousseau ha tagliato i servizi, non però quelli che le consentono il ‘controllo’ politico della macchina del Movimento, come il voto online e la certificazione degli iscritti.

Qual è la ragione? Molti parlamentari non hanno versato i 300 euro mensili. “Con enorme dispiacere – si legge sul blog - siamo costretti a comunicare che, alla luce dell’attuale situazione economico-finanziaria aggiornata a seguito dell’ultima tranche di versamenti in scadenza nella giornata del 30 settembre, siamo costretti a procedere alla sospensione di alcuni servizi e all’annullamento di attività e/o iniziative programmate per il trimestre ottobre - dicembre 2020”. Resta la tutela legale per il capo politico e il Garante, ma non quella per i consiglieri comunali per esempio. In pratica l’associazione Rousseau copriva le spese legali in caso di processi a carico dei consiglieri pentastellati, ma dal momento che i parlamentari non hanno versato i soli, la copertura economica non c’è più. Come è noto i consiglieri comunali e regionali rappresentano la base del Movimento e la mossa di Casaleggio è volta a mettere la base grillina contro i parlamentari.

Ed è per questo che dietro la mossa di Casaleggio c’è un duplice messaggio: da un lato alla base per lamentare le carenze degli eletti (e coinvolgere indirettamente gli iscritti nei problemi in seno al M5S), dall’altro ai vertici M5S, quindi a Vito Crimi, refrattario a utilizzare la linea dura. “Continuiamo ad augurarci che nel rispetto di tutti gli eletti che onorano gli impegni e anche degli iscritti, chi ha la responsabilità di far rispettare le regole la eserciti con giustizia ed equità”, si legge sul blog non a caso, proprio nel giorno in cui si apprende che il capo politico reggente ha stoppato le espulsioni perché “la situazione è delicata”. Leggasi, i numeri in Senato possono rivelarsi risicati.

I gruppi parlamentari sono una polveriera. Nelle chat c’è chi propone una raccolta firme per invitare il capo politico Crimi a sedersi al tavolo con Casaleggio affinché quest’ultimo diventi un mero fornitore di servizi, in modo che la piattaforma web torni definitivamente al Movimento. La battaglia potrebbe riguardare anche il simbolo se si dovesse arrivare a una scissione, se davvero Di Battista con Casaleggio dovessero compiere questo passo.

Il rapporto tra i gruppi M5s e il figlio di Gianroberto diventa ogni giorno che passa più conflittuale. E i parlamentari, a parte Barbara Lezzi, si sono schierati apertamente contro Di Battista, per il quale il Movimento sta diventando con l’Udeur, il partito di Mastella, “attendo solo alle poltrone”. Insieme a Lezzi c’è l’europarlamentare Ignazio Corrao: “Azzeriamo tutto, serve un congresso”. In Parlamento sotto traccia si sta lavorandad un’area con ‘Dibba’ punto di riferimento e sullo sfondo c’è sempre lo ‘spettro’ di una spaccatura. Nelle chat c’è chi lo difende sostenendo che “non ha detto nulla di male”. Ma sono pochissimi. In fondo l’ex deputato tenta la scalata dentro il Movimento, per diventare capo politico, confida nella base, in quella base fuori dalla logiche di governo e che crede ancora alla democrazia diretta.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.