Casaleggio: "Un pensiero anche a papà"

(Photo by Salvatore Laporta/KONTROLAB /LightRocket via Getty Images)


È intervenuto anche Davide Casaleggio dopo la pubblicazione dei risultati del voto sulla piattaforma Rousseau (che, come abbiamo scritto anche qui, ha ottenuto il 79,3% di sì al governo tra M5s e Pd).

Casaleggio ha spiegato così i ritardi intercorsi tra la fine delle votazioni online e la diffusione dei risultati (circa un'ora e mezza, in cui nessuno riusciva a spiegarsi cosa stesse succedendo): "In questa votazione abbiamo pubblicato una serie di documentazione allegata prodotta da una società terza. Questo ovviamente ha richiesto un po' di tempo, ma neanche più di tanto".



"Non abbiamo registrato attacchi" da parte di hacker, ha precisato il responsabile tecnico del Movimento, "ci sono state segnalazioni ma sono state smentite seduta stante, alcune erano fake ad arte altri problemi di singole persone, altre che avevano ancora diritto di votare perché le procedure dei probi viri non erano ancora completate".

In merito al voto in sé, Casaleggio ha poi aggiunto che "è un grande risultato che avrebbe reso orgoglioso anche chi Rousseau lo ha inventato e per questo un pensiero sicuramente va anche a lui", riferendosi al padre Gianroberto, deceduto nel 2016.



"Le persone vogliono partecipare, anche se qualcuno vota nel senso contrario è comunque contento per aver potuto votare. Sono sicuramente molto contento, si è dimostrato che i cittadini possono partecipare attivamente alla propria comunità. Il M5s ha permesso ai propri iscritti di scegliere la direzione e di scrivere la storia di questo governo e di questo Paese. È un esempio di cittadinanza attiva", ha concluso il pentastellato.


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    "Stiamo lavorando con i governatori del Nord e in costante coordinamento con i ministri" del governo, "confesso che siamo rimasti sorpresi da questa esplosione del numero dei casi". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, a 'In mezz'ora' su Raitre, parlando del coronavirus dalla sede della protezione civile. "La linea della massima precauzione ha pagato ma dobbiamo continuare a perseguire questa politica. Stiamo cercando di individuare focolai, per fare di tutto per contenere il contagio", spiega il premier. "Il panico non serve a nessuno""Dobbiamo continuare a lavorare con la massima abnegazione per contenere il contagio", ha proseguito Conte, "curare l'aspetto comunicativo è importante. A livello comunicativo centrale sarà il dottor Borrelli alle 12 ad offrire una comunicazione aggiornata. Abbiamo scelto la linea della trasparenza". "Serve una comunicazione capillare", afferma il premier. "bisogna intervenire per evitare il panico che non serve a nessuno. La preoccupazione è comprensibile, il panico no. Va scacciato via"."Porteremo avanti una linea di massimo rigore", ha poi detto Conte in un successivo intervento a 'Domenica in', "serve uno spirito di collaborazione. Queste misure creeranno disagio personale. Occorrerà esprimere solidarietà ed essere vicini a quelle comunità coinvolte dalle misure. Chiedo fiducia e do fiducia a loro".

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    I conservatori trionfano in Iran. Affluenza ai minimi storici

    In Iran, conservatori e ultraconservatori iraniani si avviano a festeggiare una vittoria schiacciante nelle elezioni parlamentari di venerdì scorso: come previsto, il voto consegnerà loro il controllo del Majlis (l'Assemblea legislativa) con oltre i due terzi dei 290 seggi totali.I risultati finali sono ancora da annunciare, ma i riformisti - il gruppo più ampio del Parlamento uscente - sono i grandi sconfitti della consultazione popolare, svoltasi in un clima di generale malcontento per la crisi economica, apatia verso la politica e da ultimo nella paura dell'epidemia del nuovo coronavirus. L'affluenza, secondo i primi conteggi, è stata la più bassa dalla nascita della Repubblica islamica nel 1979: circa il 45% a livello nazionale, contro il 62% delle precedenti legislative quattro anni fa e il 66% del 2012. Trionfo dell'ala dura a Teheran, dove solo il 20% ha votatoLa partecipazione più bassa si era registrata nel 2004 con il 51%. A Teheran, con un'affluenza intorno al 20%, tutti e 30 i seggi in ballo sono stati vinti da candidati conservatori, in testa l'ex sindaco della capitale ed ex capo dell'aviazione dei Guardiani della Rivoluzione, Mohammad Bagher Qalibaf, dato anche come futuro speaker del Parlamento. In alcuni collegi dove i candidati non sono arrivati al 20% delle preferenze, si terranno i ballottaggi ad aprile, come prevede la legge.Si tratta di un risultato che capovolge gli equilibri interni della politica iraniana; basti pensare che Teheran e le grandi cittaàerano state finora un fortino dei riformisti, il fronte che appoggia l'attuale governo del presidente Hassan Rohani. E proprio con l'associazione a Rohani, l'uomo che ha siglato l'accordo sul nucleare (Jcpoa) con gli Usa, si spiega in parte la débacle delle forze iraniane, secondo Hamed Mousavi, professore al dipartimento di Studi regionali della facoltà di Legge e scienze politiche all'Università di Teheran."La sconfitta del fronte riformista è dovuta ai cattivi risultati in economia del governo Rohani e il motivo di questo è l'amministrazione Trump", commenta il professore all'AGI. "Siccome la situazione economica è molto grave", spiega, "la gente ce l'ha con Rohani, ma non è solo colpa sua: in economia stava procedendo abbastanza bene con misure liberali, prima che gli Usa decidessero di ritirarsi dal Jcpoa e reintroducessero le sanzioni assestando un duro colpo al movimento riformista: la volatilità della valuta è aumentata, l'inflazione è arrivata al 40% e i salari continuano ad essere aggiustati in modo non corretto". La scure del Consiglio dei GuardianiL'altra ragione della sconfitta dei riformisti, secondo Mousavi, è legata alla squalifica di numerosi candidati di spicco di questa area, operata dalla censura del Consiglio dei Guardiani, l'organismo che valuta l'idoneità degli aspiranti deputati secondo la loro fedeltà ai valori della Rivoluzione islamica."Non è stato un fattore fondamentale a livello nazionale, ma ha avuto un forte impatto su realtà come Teheran e le grandi città, come pure la bassa affluenza", sostiene il professore tenendo a sottolineare che dietro la vittoria dei conservatori "non c'è quindi un aumento di consenso nei loro confronti". Una cosa appare già certa rispetto a quello che sarà il prossimo Parlamento a maggioranza conservatrice: "Cercherà una politica estera più aggressiva e tornare a un negoziato con gli Usa sull'accordo nucleare sarà ancora più difficile". Rohani alla prova del coronavirusA detta di Mousavi, un altro fattore di difficoltà per Rohani - che dovrà terminare il suo mandato il prossimo anno con un Parlamento che non lo sostiene - è la gestione dell'emergenza coronavirus. L'epidemia, sulla cui reale dimensione si teme che il regime non abbia ancora fornito dati attendibili, ha già fatto otto morti partendo dalla città santa di Qom. La Guida suprema, Ali Khamenei, ha accusato i media di "propaganda negativa" con l'obiettivo di "minare" la partecipazione degli elettori, con il pretesto di una malattia e di un virus".Ma al di là delle dietrologie i timori anche dell'Oms sono concreti. "Il coronavirus in Iran ha già avuto un effetto immediato", conclude Mousavi, "tenere lontano diverse persone dai seggi venerdì, ma avrà anche un effetto di lungo termine: sarà un altro test per il governo Rohani, che dovrà adottare maggiore trasparenza di quanto fatto finora. Per esempio, con la decisione dell'aumento dei prezzi della benzina, su cui non sono state date informazioni chiare alla popolazione", che è poi scesa in piazza a manifestare a novembre, in tutto il Paese. In quei giorni, con internet bloccato dal regime e migliaia di persone in strada, la repressione ha ucciso centinaia di manifestanti. Ma il numero esatto dei morti ancora non si conosce.

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    Consigliera Regione chiusa in casa: "A Codogno situazione drammatica"

    "La situazione è drammatica, c’è una preoccupazione collettiva". Lo ha detto Patrizia Baffi, consigliera regionale di Italia Viva in Lombardia, che si è collegata via Skype con l’assemblea di Italia Viva a Roma. Baffi, da casa sua a Codogno, ha raccontato di essere amica del primo contagiato dal coronavirus. "Qui è come se fossimo tutti in prima linea, con questa sofferenza nel cuore", ha spiegato l’esponente di Iv. "Preoccupante, disarmante e angosciante". Baffi ha descritto così all'Adnkronos la situazione a Codogno. "Sono chiusa in casa e sono provata da una situazione difficile e complicata - racconta - C'è un'ordinanza del sindaco che ha ordinato la chiusura degli esercizi commerciali, ha annullato tutte le attività collettive e chiede appunto di non uscire di casa".  "Preoccupa soprattutto le tante persone che sono in attesa di fare il tampone - evidenzia Baffi - Siamo 16mila abitanti a Codogno, bene o male ci conosciamo tutti ed è un poco angosciante l'attesa. Ho cercato anche di ricostruire le mosse del 38enne di Codogno, perché si hanno amici comuni, ci si conosce tutti e ho inviato all'assessore alla Sanità della Lombardia gli elenchi della squadra di calcio, del gruppo podistico e del corso della Croce Rossa, insomma di coloro che si sono trovati negli ultimi giorni a partecipare ad attività collettive insieme a lui. E sono tutte persone che attendono, a casa, di fare il tampone". "I contorni del contagio non sono chiari - continua Baffi - dato che sembra provenire da una persona asintomatica, negativa al tampone ma che comunque era rientrata da poco dalla Cina. La mancanza di chiarezza rende tutto più complicato, più precario. La sofferenza è alta perché le persone coinvolte si conoscono tutte: due mie amiche infermiere sono 'chiuse' in ospedale in attesa del tampone e la preoccupazione sale. Confortare, dire le parole giuste è difficile dato che siamo tutti nella stessa situazione".  Una situazione che desta preoccupazione anche dal punto di vista economico. "Gli esercizi commerciali staranno chiusi fino a martedì, poi riceveranno altre comunicazioni - conclude Baffi - è un colpo non solo per Codogno ma per tutta l'area. Non solo negozi, ma aziende e fabbriche sono chiuse, dipendenti a casa. Sarà difficile ma riusciremo a risollevarci".

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    Immigrazione, cardinal Czerny: sono stato anche io un migrante -2-

    Roma, 23 feb. (askanews) - Eminenza, può riassumere, secondo una sua personale riflessione, l'attività svolta nella Sezione Migranti e Rifugiati?, chiede Interris. "Dal 1 gennaio 2017, dalla nascita del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale - risponde Czerny - è stata costituita la Sezione Migranti e Rifugiati sotto la guida diretta del Santo Padre. ...

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    Non si ferma l'epidemia da nuovo coronavirus e cresce la preoccupazione nell'Oms: l'organizzazione Onu per la prima volta ha detto che si sta riducendo "la finestra" per fermare l'epidemia e anche che è allarmata dei casi senza legami accertati con la Cina.I nuovi focolai sono in aumento: oltre ai contagi in Italia, è stato confermato un primo caso in Libano, altri due decessi in Iran (adesso sono almeno 4), sono raddoppiati i casi in Corea del Sud e c'è un picco di contagio in cinque carceri in altrettante province cinesi (Shandong, Zhejiang e Hubei). E mentre Wuhan, la città cinese focolaio, ha in programma di costruire altri 19 ospedali provvisori che saranno pronti martedì (30 mila posti letto), cresce l'allarme che l'epidemia possa dilagare anche a Pechino: due ospedali sono stati messi in quarantena e c'è un quartiere che ha una "densità di infezione" seconda solo a Wuhan.Intanto la Cina ha nuovamente rivisto (per la terza volta in otto giorni, per la seconda volta in 24 ore) i criteri per conteggiare i casi dell'epidemia. L'incoerenza nei dati epidemici, in particolare nell'Hubei, semina incertezza su quel che sta accadendo e ne risentono i mercati, tutti in ribasso. Pechino: "Ancora grave la situazione nello Hubei"Anche la Cina adesso ammette che il picco dei contagi da coronavirus non è ancora arrivato e che la situazione a Wuhan e nello Hubei è ancora "grave e complessa". In Iran, i decessi sono ormai quattro, 18 i casi confermati e il focolaio sembra essere arrivato dalla città santa di Qom, dove il virus sarebbe stato portato da operai cinesi. È allarme anche in Corea del Sud dove una setta religiosa si è messa in auto-isolamento dopo essere stata identificata come possibile focolaio nel Paese asiatico.Sono 204 i casi confermati a livello nazionale e la maggioranza dei contagiati si trova a Daegu (due milioni e mezzo di abitanti) che, insieme alla vicina Cheongdo, è stata dichiarata "zona di attenzione speciale". Tutte le basi militari sono state chiuse dopo che tre soldati sono stati trovati positivi al virus e i 9 mila seguaci della Shincheonji Church of Jesus the Temple of the Tabernacle of the Testimony sono isolati in casa.Le autorità hanno scoperto che la maggior parte dei nuovi casi di Covid-19 sono legati a una 61enne che aveva preso parte alle attività della chiesa, mentre altri contagiati avevano partecipato al funerale del fratello del fondatore della setta, un 'santone' che promette di portare i suoi seguaci in Paradiso, al quale erano presenti diversi fedeli. "La situazione sta cambiando"A Ginevra, ha parlato il capo dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus: "Siamo ancora in una fase in cui è possibile contenere il epidemia". Ma la "'finestra' si sta restringendo", ha avvertito, deplorando la mancanza di sostegno finanziario internazionale. L'Oms è particolarmente preoccupata per l'emergere di casi al di fuori della Cina "senza un chiaro legame epidemiologico, come una storia dei viaggi o di contatto con un caso confermato"."Vediamo che la situazione sta cambiando", ha riconosciuto Sylvie Briand, direttrice del dipartimento Global Preparedness for Infectious Risks all'organizzazione Onu: "Non solo aumenta il numero di casi, ma stiamo anche assistendo a diversi modelli di trasmissione in luoghi diversi". L'Oms rifiuta per il momento di parlare di pandemia, ma ritiene che ci siano "epidemie diverse, che mostrano fasi diverse. E stiamo cercando di dare un senso a tutte queste diverse situazioni nel mondo". A conferma del crescente allarme, l'agenzia Onu ha annunciato la nomina di sei inviati speciali, tra i quali David Nabarro, ex coordinatore delle Nazioni Unite per l'Ebola durante l'epidemia che colpì l'Africa occidentale tra la fine del 2013 e il 2016.L'epidemia ha già causato oltre 2.250 vittime (2.144 nell'Hubei) e causato 76.800 casi confermati (oltre 62 mila nell'Hubei). Il numero di nuovi casi era diminuito in Cina negli ultimi quattro giorni, adesso invece ha ripreso a salire (almeno 889 nuovi casi, erano stati 673 il giorno precedente): un nuovo picco, secondo l'Oms spiegabile con i nuovi criteri di conteggio.

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  • Bernie Sanders trionfa in Nevada
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    Bernie Sanders trionfa in Nevada

    Bernie Sanders trionfa nelle primarie democratiche in Nevada, con una vittoria schiacciante che per ora lo pone come chiaro "frontrunner" della corsa alla candidatura democratica per le elezioni presidenziali di novembre. Secondo le proiezioni riportate dalla Cnn, il senatore del Vermont, campione della sinistra radicale, ha ottenuto il 46%, lasciando indietro a grande distanza l'ex vicepresidente Joe Biden (19,2%), il sindaco di South Bend, Pete Buttigieg (15,4%) e la senatrice Elizabeth Warren (10,3%).  "In Nevada abbiamo messo insieme una coalizione multigenerazionale e multirazziale, che non vincerà solo in Nevada, ma travolgerà il paese", ha detto il 78enne senatore davanti a una folla di sostenitori in Texas.  Sanders aveva già vinto in Iowa e New Hampshire, ma non in modo così netto. E il voto in Nevada è particolarmente significativo perché i primi due stati sono al 90% bianchi, mentre nello stato famoso per la città di Las Vegas vive un 30% di ispanici, un 10% di afroamericani e una crescente popolazione di origine asiatica. Nel 2016, Sanders non era riuscito a conquistare il sostegno delle minoranze e questo era stato uno dei fattori che hanno portato alla vittoria di Hillary Clinton alle primarie. Sanders "domina" i caucus del Nevada, scrive il Washington Post, sottolineando che il senatore ha prevalso sia fra gli elettori istruiti che quelli che non hanno frequentato il college, conquistando la maggioranza di elettori in tutte le fasce di età sotto i 65 anni. Per "Bernie" ha inoltre votato più della metà degli ispanici. Malgrado il sindacato Culinary Union, molto potente in Nevada, si fosse schierato pubblicamente contro la riforma della sanità proposta da Sanders, il senatore ha trionfato anche nei caucus dove vi era una forte presenza di tesserati.

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    Askanews

    Roma, ubriaco ed armato di mazza e coltelli aggredisce parenti

    Bloccato ed arrestato dalla Polizia di Stato