Case popolari a Milano, Simonetta D’Amico spiega la nuova procedura di assegnazione

Case popolari a Milano

Il 16 settembre 2019 è entrata in vigore la nuova procedura di assegnazione dei servizi pubblici abitativi del Comune di Milano. Non mancano chiaramente i punti critici, sui quali però è possibile intervenire. A due mesi dall’introduzione di questa nuova procedura, facciamo il punto della situazione con Simonetta D’Amico, Presidente della Commissione “Casa Lavori Pubblici Erp” del Consiglio comunale milanese.

Simonetta D'Amico

La nuova procedura di assegnazione delle case popolari

La nuova procedura regionale di assegnazione dei servizi abitativi pubblici è entrata in vigore anche a Milano lo scorso 16 settembre. Rispetto al regolamento precedente il bando è online. Quali sono i vantaggi di questa novità?

“Da quello che possiamo vedere come approccio iniziale, ma anche dalla sperimentazione che c’è stata prima in alcuni Comuni (Cinisello, Sesto…), non è che avesse dato dei buoni risultati”.

“La piattaforma online, almeno all’inizio, non era così immediata: l’utenze praticamente non poteva accedere alla domanda ma doveva essere preso in carico dai servizi sociali. Quest’ostacolo è stato superato in parte perché poi i Comuni hanno elaborato un sistema per cui c’è una sorta di pre-presa in carico da parte del Comune. Tuttavia, in un Comune grande come è quello di Milano, sia per quanto riguarda la richiesta di casa sia invece per la richiesta di servizi sociali, si tratta di numeri notevoli. Le problematiche sono diverse.

Poi, il fatto che ciascun utente si possa “candidare”, cioè possa richiedere un alloggio congruo con le sue esigenze. Bisogna tenere presente, però, che una persona anziana o coloro che non hanno dimestichezza con l’utilizzo del computer o ancora le persone straniere, non è semplice. Mentre prima, ad esempio, l’utente poteva recarsi al Caf o dai sindacati e delegare loro per poter poi procedere con la richiesta; questo ora non è più possibile. L’utente, ora, deve avere il suo codice e accedere autonomamente per fare la domanda.

Il bando si chiuderà ai primi di dicembre, come ha ricordato Simonetta D’Amico che ha poi aggiunto: “Secondo me non è la soluzione“.

Quale sarebbe quindi una soluzione possibile per ridurre questo “digital divide” che include anziani, stranieri o persone con poco dimestichezza nell’uso dei dispositivi tecnologici?

“Innanzitutto, se si vuole veramente digitalizzare bisogna mettere a disposizione tantissimo personale (in questo caso da parte di Aler e del Comune)”. In secondo luogo, “dare la possibilità anche ai rappresentanti sindacali di poterlo fare”. Infine, “prima esisteva un’unica graduatoria, per cui chi aveva i requisiti veniva chiamato, abbinato all’alloggio e invitato a visitare l’appartamento. Veniva fatta anche una disamina dei requisiti, perché nel momento della domanda veniva fatta un sorta di autocertificazione che quindi necessitava una verifica”. La possibilità di accedere, in questo caso, “diventa quasi una sorta di lotteria”. Il sistema passato, invece, si basava su un’assegnazione legata a requisiti specifici e abbinava le necessità delle persone agli alloggi più vicini alle loro esigenze.

I problemi dell’edilizia popolare

Secondo i sindacati di categoria queste nuove modalità di assegnazione degli alloggi sembrerebbero favorire i residenti italiani rispetto agli stranieri. Cosa si sente di dire di fronte a questa dichiarazione: è d’accordo?

“La legge regionale ha aumentato gli anni di residenza in Lombardia per poter accedere all’assegnazione penalizzando gli stranieri. Inoltre, “se ci riferiamo anche alla modalità di presentazione della domanda” potrebbe esserci un’ulteriore penalizzazione. “Anche se i cittadini stranieri non necessariamente sono incapaci di accedere alle strumentazioni digitali. Mentre potrebbero avere un problema con la lingua”. L’assistenza del sindacato, quindi, renderebbe la situazione diversa.

Un problema rilevante sono le occupazioni abusive degli immobili. A tale riguardo si è espresso l’assessore regionale alle Politiche Abitative Stefano Bolognini, che ha proposto il Daspo contro gli occupanti. È d’accordo con questa linea? (Altrimenti) come si potrebbe arginare il problema?

Non credo che il Daspo possa essere una soluzione per le occupazioni abusive”. Per risolvere il problema, infatti, “Aler potrebbe prendere esempio da quello che ha fatto MM, che ha ridotto gli occupanti abusivi a meno di mille in pochissimo tempo grazie a una task force che interviene immediatamente. Dopodiché ci vuole un piano di recupero importante, un investimento ingente di risorse e una pianificazione per la procedura di appalti e l’effettivo intervento di recupero”.

Senza fare alcun dualismo tra Aler e MM, il Consigliere spiega che sugli immobili Aler “noi non abbiamo alcun potere”. Infatti, “le case non sono di proprietà del Comune, ma di Aler stesso”. Rispetto alla presa di posizione di Bolognini, infine, ha commentato: “Bisognerebbe rispettare i ruoli e le competenze che ciascuno ha”.

Negli ultimi mesi cinque persone sono state colpite da un divieto di dimora a Milano in seguito a un’indagine della Digos che ha svelato come l’assegnazione degli alloggi avvenisse dietro pagamento. Si è parlato di estorsioni e aggressioni ai danni di alcuni extracomunitari. Come si potrebbe risolvere, secondo Lei, quest’altro problema?

“Tutto il patrimonio abitativo pubblico è stato negli anni abbandonato” e comunque esso “viene regolato da leggi che sono regionali”. Quindi, grazie “al fatto che molti caseggiati siano stati lasciati a loro stessi e non manutenuti, è chiaro che diventa più facile per i racket crearsi una rete fitta di criminalità”. Quello che secondo D’Amico bisognerebbe rilanciare anche a livello statale sono gliinvestimenti sulla casa pubblica, una riqualificazione di questi alloggi e magari prevedere delle procedure più snelle per gli appalti”.

6. Un ultimo punto critico riguarda la manutenzione degli immobili. Molti beneficiari, infatti, lamentano termosifoni ghiacciati e riscaldamenti guasti. Il problema è stato risolto nelle ultime settimane, ma gli inquilini hanno denunciato il ritardo dei lavori. Come è possibile giustificare la situazione?

“Sicuramente rimango sul tema del Comune. Anche a me arrivano numerose segnalazioni, ma questo capita anche nelle case private. Lì spesso accade che passano molti giorni e non sempre il tecnico che interviene riesce a risolvere immediatamente il problema. Se c’è ad esempio un guasto o un’altra problematica” non è possibile risolvere il problema all’istante. “Magari devono essere ordinati dei pezzi o fatti dei lavori particolari. Su questo è chiaro che le problematiche ci sono però MM sta affrontando una situazione, un apparato tecnico per poter intervenire immediatamente”.

“Il tema della casa – conclude il Consigliere – secondo me ma anche come Amministrazione di Milano, va affrontato sì investendo sulla casa pubblica, ma anche dal punto di vista di offrire case che non siano pubbliche ma che siano case a prezzi calmierati”. In questo modo si darebbe la possibilità ad esempio alle persone di “quella fascia in decadenza (perché con reddito troppo elevato per restare nella casa pubblica) di poter accedere a una casa che sia comunque dignitosa. Pur lasciando l’alloggio popolare a chi ne ha più bisogno perché in condizioni economiche più difficili”.