Casellati: ok istituti democrazia diretta ma procedere con cautela

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Roma, 7 ott. (askanews) - "La forza degli istituti di democrazia diretta risiede sicuramente nella loro capacità di offrire nuove possibilità di partecipazione, ascolto e coinvolgimento dei cittadini. Opportunità indispensabili per scongiurare il rischio di procedimenti legislativi autoreferenziali o scollati dalla realtà, ma anche per ridurre il divario tra governanti e governati. Ma occorre anche procedere con grande cautela e non confondere l'urgenza di legiferare con la fretta di una legislazione che, ove non adeguatamente ponderata potrebbe, invece favorire una logica di contrapposizione tra le istituzioni della rappresentanza e la fonte della democrazia diretta". Lo ha detto la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, nella lectio magistralis sul tema 'La Costituzione tra passato, presente e futuro' tenuta oggi alla Luiss.

"In altre parole - ha precisato - occorre senz'altro riprendere il cammino per riuscire a dare al nostro Paese istituzioni efficienti ma anche istituzioni capaci di rispecchiare i valori del pluralismo e del confronto democratico. Istituzioni che hanno bisogno di dotarsi di strumenti di lavoro, nel nostro caso procedure parlamentari e istituti di democrazia diretta, che diano efficienza ed efficacia all'azione legislativa ma che, allo stesso tempo, sappiano integrarsi al meglio con l'architettura costituzionale, per non comprometterne gli equilibri o rischiare di mettere in discussione la tenuta dell'ordinamento stesso".

Sul tema, ha ricordato, "nella legislatura in corso, un progetto di revisione costituzionale, approvato in prima lettura alla Camera e attualmente all'esame del Senato, contempla la possibilità di introdurre nel nostro ordinamento l'istituto del referendum propositivo come corollario dell'iniziativa legislativa popolare. Più in particolare, la proposta di legge in questione integra l'articolo 71 della Costituzione prevedendo che una proposta di legge popolare, sottoscritta da almeno cinquecentomila elettori e non approvata dal Parlamento entro diciotto mesi dalla sua presentazione, possa essere sottoposta a referendum, eventualmente in alternativa con una diversa proposta di legge avanzata dalle Camere, previo giudizio di ammissibilità della Corte costituzionale sulla ricorrenza di determinati presupposti".