Caselli: tante cose non vanno in sentenza su ergastolo ostativo

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Roma, 24 ott. (askanews) - La sentenza della Corte Costituzionale sull'ergastolo ostativo "ha tante, tantissime cose che vanno, purtroppo". Lo ha detto Gian Carlo Caselli, ex Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, in un'intervista a Circo Massimo, su Radio Capital. "È vero che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, è un principio sancito nella Costituzione, ma questo principio ha senso solo quando si tratta di condannati ergastolani che mostrano di volersi reinserire, o quanto meno fanno sperare che prima o poi ci penseranno. E non è il caso dei mafiosi irriducibili e non pentiti", ha sottolineato.

"Non è ontologicamente, culturalmente, strutturalmente possibile pensare per i mafiosi irriducibili a una prospettiva, anche solo a una possibilità, di reinserimento", ha aggiunto Caselli, "Chiunque abbia studiato la cosiddetta identità mafiosa lo sa bene. E la Corte Costituzionale sembra ignorarlo. Quando si parla di mafiosi, bisogna tenere conto di due fatti incontestabili e imprescindibili: i mafiosi giurano fedeltà perpetua all'associazione e chi non si pente conserva lo status di uomo d'onore fino alla morte. Questa è una realtà assolutamente incompatibile con ogni prospettiva di recupero, a parte in caso di pentimento di mafioso. Per qualcuno pensarla in questo modo significa essere fascisti, forcaioli e manettari, ma non è così, sono riflessioni basate su una previsione purtroppo facile: se ai mafiosi irriducibili si consente di usufruire di benefici, ecco che si aprono loro spazi di libertà dei quali molti di loro finirebbero per approfittare per ricominciare a delinquere. È un lusso che non ci possiamo permettere", ha detto ancora.