Caselli: tante cose non vanno in sentenza su ergastolo... -2-

Red/Cro/Bla

Roma, 24 ott. (askanews) - "È vero, la Corte dice che c'è sempre la necessità che un giudice di sorveglianza intervenga e stabilisca se ci sono le condizioni per concedere il permesso. Ma senza il pentimento, al giudice mancherà qualunque segno esteriore di una certa concretezza per poter valutare le possibilità di un effettivo distacco dal clan, con conseguenti prospettive di recupero. Soltanto Alice nel paese delle meraviglie potrebbe fidarsi del mafioso che rivendica come titolo valutativo quello di essere stato un detenuto modello. Il rispetto formale dei regolamenti carcerari è una regola che il mafioso doc si impone di rispettare, perché appartiene al suo codice. Le decisioni dei magistrati di sorveglianza finiranno per essere una sorta di scommessa, di azzardo surreale", ha aggiunto Caselli, "con fortissimi rischi di sovraesposizione personale. Perché se la Consulta dice che si può dare il permesso e il giudice di sorveglianza non lo dà, il mafioso non è contento, e se non è contento può reagire come sappiamo".