Casini: no a scorciatoie giudiziarie contro Salvini

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Roma, 12 feb. (askanews) - Pierferdinando Casini voterà no all'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. In un intervento applaudito dai banchi del centrodestra, l'ex presidente della Camera avverte: "Guardate colleghi, la ruota gira: quello che oggi succede per Salvini, un giorno potrà riguardare Zingaretti o qualcun altro... Si tratta di decidere se i principi sono validi sempre o solo a seconda delle persone". E il principio, per Casini, è che "il giudizio politico lo danno gli elettori e non può essere delegato a un magistrato".

Spiega Casini: "Io sono contrarissimo al merito della politica che Salvini ha fatto e credo che gli italiani dovrebbero esprimersi su questo. Ma noi qui non possiamo delegare quest'azione alla magistratura". E rivolto al M5s dice: "Capisco che loro hanno ora qualche problema sul voto rispetto al caso Diciotti ma io sul caso Diciotti mi sono espresso esattamente come farò ora. Solo una cosa mi convincerebbe a cambiare voto e cioè se le fattispecie della Diciotti e della Gregoretti siano diverse. E ciò potrebbe essere in un solo caso: se per la Gregoretti, Salvini ha messo in atto una sua politica personale che contrastava con la politica del governo e con gli orientamenti del presidente del Consiglio. Ma colleghi, io di questa cosa non trovo traccia nelle carte".

Dunque "nella valutazione del caso della nave Gregoretti non deve contare la nostra opinione politica, perché mandare a giudizio un Ministro per il programma del Governo di cui fa parte e, quindi, per gli atti che ne sono la immediata e diretta conseguenza, significa scadere nell'arbitrio e nella faziosità. La Costituzione ci chiede solo di stabilire se gli atti del Senatore Salvini sono frutto della valutazione che il suo Governo ha fatto dell'interesse generale del paese, non della nostra valutazione di tale interesse generale, che è diametralmente opposta. Questa è una distinzione fondamentale che fa la differenza tra lo Stato liberale e lo Stato etico, tra l'equilibrio dei poteri e l'arbitrio".

E hapoi concluso: "Salvini è stato sconfitto in Parlamento e le sue politiche vanno avversate nel Paese ma senza assecondare le scorciatoie giudiziarie, apparentemente facili e comode. La lotta politica che usa strumentalmente le legittime e autonome iniziative della magistratura ha il fiato corto, produce solo danni al paese e manifesta il suo fallimento perché rinuncia al ruolo di guida della società affidandosi ad altri poteri".