Caso 29 mln dosi AstraZeneca ad Anagni. Draghi: “Sorvegliamo”

Red
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Roma, 24 mar. (askanews) - Alla vigilia del Consiglio europeo che discuterà, tra l'altro, di un eventuale blocco dell'export di vaccini, scoppia il caso di 29 milioni di dosi AstrZeneca 'nascoste' nello stabilimento Catalent di Anagni, società che si occupa dell'infialamento dei vaccini. A far scattare l'allarme, sabato sera, è stata la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, in una telefonata al premier Mario Draghi.

"Mi ha segnalato - ha spiegato Draghi parlando alla Camera - alcuni lotti che non tornavano nei conti della Commissione e che sarebbero stati giacenti nello stabilimento della Catalent di Anagni. Mi si suggeriva di ordinare un' ispezione, ho chiesto al ministro Speranza di mandare i Nas che sono andati immediatamente e dopo una notte di lavoro hanno identificato effettivamente dei lotti che sono stati bloccati. Oggi sono partiti due lotti destinati al Belgio, all'interno dell'Ue, alla casa madre Astrazeneca. Dove andranno poi non lo so ma la sorveglianza continua", ha assicurato.

Il sospetto della Commissione è che quei vaccini fossero destinati alla Gran Bretagna, principale 'indiziato' per il mancato rispetto degli impegni presi con l'Ue da AstraZeneca. Per risolvere il problema, oggi Bruxelles ha approvato un regolamento di attuazione che adatta, rendendolo più rigoroso, il meccanismo di autorizzazione delle esportazioni dei vaccini anti-Covid dall'Unione europea verso diversi Paesi terzi, applicando i principi di "reciprocità" e di "proporzionalità" dello scambio soprattutto con i paesi che hanno capacità produttiva sviluppata dei vaccini stessi. Una 'linea dura', pienamente condivisa dall'Italia, che - ha detto Draghi - ha tre "pilastri": "Rispetto da parte delle società produttrici degli accordi; sanzioni se non rispettati; la sostituzione dei vaccini mancanti con altri tipi di vaccini".

E mentre AstraZeneca chiarisce che le dosi erano destinate "ai Paesi a basso reddito" e che "quasi 10 milioni di dosi saranno consegnate ai paesi dell'Ue durante l'ultima settimana di marzo", la decisione di Bruxelles (e dell'Italia) fa però salire la tensione con la Gran Bretagna.

"Faccio solo gentilmente notare a chiunque stia considerando un blocco sull'esportazione o un'interruzione della catena delle forniture, che le aziende osservano queste azioni e traggono le conclusioni", la 'minaccia' del primo ministro britannico Boris Johnson. A cui replica però il numero due della Commissione Valdis Dombrovskis: "Solo dall'introduzione del sistema di autorizzazione all'esportazione circa 10 milioni di dosi sono state esportate dall'Ue al Regno Unito e zero dosi sono state esportate dal Regno Unito all'Ue. Quindi, se discutiamo di reciprocità, solidarietà e responsabilità globale è chiaro che dobbiamo guardare anche a questi aspetti".