Caso Bellomo, ex consigliere di Stato torna ai domiciliari

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Il tribunale del Riesame di Bari ha ripristinato i domiciliari per Francesco Bellomo, ex consigliere di Stato, arrestato il 9 luglio del 2019 con le accuse di maltrattamenti ed estorsione ai danni di una ricercatrice e di tre ex borsiste e allieve che frequentavano corsi post universitari di cui era docente e direttore scientifico nella sua scuola di formazione 'Diritto e Scienza', finalizzati alla partecipazione al concorso in magistratura. Il 29 luglio del 2019, sempre dal riesame, la custodia ai domiciliari venne revocata e trasformata in una misura interdittiva dell'esercizio del ruolo di docente per un anno.

Inoltre il tribunale del riesame aveva riqualificato il reato di estorsione trasformandolo in violenza privata mentre il reato di maltrattamenti venne trasformato in tentata violenza privata e stalking. Il ricorso venne parzialmente accolto. Il 23 gennaio scorso la Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, accogliendo in parte il ricorso della Procura, e lo ha rinviato di nuovo al Riesame (ma a un altro collegio) che ha deciso ieri di ripristinare i domiciliari. Intanto la Procura della Repubblica il 17 gennaio ha chiesto il rinvio a giudizio di Bellomo.

Il nuovo Riesame ha mantenuto la decisione di riqualificare i reati come deciso dal primo Riesame. Secondo l'accusa Bellomo avrebbe costretto le sue ex allieve al rispetto di determinati obblighi, relativi ad esempio all'abbigliamento, e comportamenti a pena di decadenza automatica della borsa di studio. L'ex consigliere di Stato è anche indagato per calunnia e minaccia nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all’epoca dei fatti vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, e di Concetta Plantamura.

I due erano in quel periodo rispettivamente presidente e componente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo quando nel 2017 fu sottoposto a procedimento disciplinare. Poi venne destituito dal Consiglio di Stato. Anche su questo Bellomo dovrà rispondere nel processo.