Caso Bettarini, giudici appello: coltellate potevano ucciderlo

Fcz

Milano, 2 dic. (askanews) - I colpi di coltello inferti a Niccolò Bettarini erano tutti "idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte". Ecco perchè la Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna per tentato omicidio ai quattro ragazzi accusati di aver aggredito con calci, pugni e 8 coltellate il figlio della presentatrice tv Simona Ventura e dell'ex calciatore Stefano Bettarini al culmine di una rissa scoppiata all'alba del 1 luglio 2018 davanti alla discoteca Old Fashion di Milano.

I giudici d'appello hanno in sostanza confermato la sentenza del primo grado di giudizio che aveva portato a quattro condanne per tentato omicidio, limitandosi a disporre una lieve riduzione di pena per due dei quattro imputati (da 9 a 8 anni per Davide Caddeo, ritenuto l'esecutore materiale delle 8 coltellate sferrate al 19ennne, e da 6 anni e 6 mesi a 6 anni e 4 mesi per l'albanese Albano Jakey) ma solo per rimediare a un errore nel calcolo della pena. Nelle motivazioni della sentenza d'appello, fanno esplicito riferimento "alla violenza e alla reiterazione dei colpi rivolti verso parti vitali del corpo" come "polmone e fegato", per affermare che i quattro aggressori "avessero agito allo scopo di provocare all'antagonista un male non commisurabile" e perciò "sicuramente gravissimo", come dimostrato dalla "caratura micidiale" dei colpi scagliati contro la vittima.

Perchè se è vero, sottolineano i giudici, che fu Caddeo ad colpire Bettarini con un coltello, è altrettanto vero che nessuno degli altri tre aggressori "sia in alcun modo intervenuto a interrompere o, comunque, modificare il prevedibile corso degli eventi, dando viceversa seguito all'azione criminosa anche quando la vittima era ormai riversa per terra in un lago di sangue". Non solo Caddeo, dunque, ma anche Jakey, Alessandro Ferzoco e Andi Arapi (condannati rispettivamente a 5 anni e 6 mesi e 5 anni di carcere) sono colpevoli di tentato omicidio proprio perchè "la protervia con la quale hanno continuato a colpire la vittima, costituisce un indice univoco della piena condivisione dell'azione armata del compagno".