Caso camici: a breve copia forense del cellulare di Dini

fcz
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Milano, 31 lug. (askanews) - La copia forense di chat, messaggi e mail contenute nel cellulare di Andrea Dini, il cognato del governatore Attilio Fontana indagato insieme a lui per il caso dei 75 mila camici e dei 7 mila set sanitari forniti alla Regione Lombardia dalla sua società Dama con un contratto di acquisto poi trasformato in donazione. E' il prossimo passaggio dell'inchiesta milanese che, oltre a Fontana e suo cognato, vede sotto indagine anche Filippo Bongiovanni, ex direttore generale di Aria, e la funzionaria della stessa centrale acquisti regionale a capo dell'ufficio gare. Tutti accusati di frode nelle forniture pubbliche con Dini e Bongiovanni che rispondono anche di turbata libertà nella scelta del contraente. Saranno gli specialisti della Guardia di Finanza ad effettuare copia del contenuto dello smartphone sequestrato dalle stesse Fiamme Gialle nel blitz scattato martedì scorso nella negli sede di Dama, dove i finanzieri hanno trovato i 25 mila camici che facevano parte della più ampia fornitura da 75 mila pezzi ma che non non sono stati consegnati alla Regione Lombardia dopo la trasformazione del contratto da acquisto in donazione. Un accertamento tecnico irripetibile che verrà effettuato nei prossimi giorni alla presenza del consulente di parte nominato dallo stesso Dini. Una volta conclusa l'operazione, il cellulare potrà essere dissequestrato e restituito al cognato di Fontana. Chat, messaggi e altro materiale di interesse investigativo saranno poi analizzati dai pm Paolo Filippini, Luigi Furno e Carlo Scalas. I magistrati titolari dell'indagine coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli sono al lavoro anche sulla documentazione sequestrata negli uffici della società che fa capo al cognato di Fontana (la moglie del governatore, Roberta Dini, detiene una quota di minoranza del 10%) per ricostruire tutte le fase dell'ordine dei camici e i rapporti tra Dama e la varie società fornitrici. Secondo gli inquirenti milanesi, già il 10 aprile Dini era in trattativa con la centrale acquisti regionale. Il contratto d'acquisto da 513 in affidamento diretto venne sottoscritto il 16 di quello stesso mese da Aria e Dama "nella consapevolezza delle parti - scrivono i pm di Milano nel decreto di perquisizione a carico di Dini e Dama - dell'esistenza di una situazione di conflitto di interessi derivante dal rapporto di parentela tra la proprietà e l'amministrazione della Dama con il presidente della Regione Lombardia". Poco più di un mese più tardi, il 20 maggio, quel contratto da fornitura si trasformò donazione. Il che, sul piano pratico, ha portato a un "inadempimento" nella fornitura tutto a danno della Regione Lombardia, dato che dei 75 mila camici previsti inizialmente, ne sono stati consegnati solo 50 mila. Un inadempimento "preordinato", sostengono i magistrati milanesi, perchè frutto di un "accordo retrostrante" già raggiunto tra Fontana e il cognato. Che, peraltro, nel tentativo di ottenere comunque un profitto economico da quella fornitura, tentò di rivendere sul mercato i 25 mila camici non consegnati ad Aria ma a un prezzo maggiorato di quello previsto nell'iniziale contratto con la Consip lombarda. Una violazione di un suo preciso obbligo contrattuale che per i pm configura il reato di frode nelle forniture pubbliche.