Caso camici, legale Fontana: chi non rispetta il contratto... -2-

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Milano, 27 lug. (askanews) - Secondo quanto ricostruito dai pm Paolo Filippini, Luigi Furno e Carlo Scalas, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, il 16 aprile Dama, storica società di abbigliamento di Varese che tra l'altro controlla il marchio Paul&Shark, ottenne con affidamento diretto da Aria un contratto da 513 mila euro per la fornitura di 75 mila camici alla Regione Lombardia nonostante la presenza di profili di conflitto di interessi. Contratto che venne trasformato in donazione dopo l'intervista rilasciata dal governatore a Report, la trasmissione di Ra3 che per prima sollevò il caso. Così, Fontana, nel tentativo di compensare il cognato del mancato profitto dovuto alla trasformazione del contratto, tentò di bonificare alla Dama 250 mila euro. Pagamento effettuato da un conto in Svizzera dove, nel 2015, grazie allo "scudo fiscale" erano arrivati 5,3 milioni di euro in precedenza custoditi in due trust delle Bahamas ma bloccato dall'Unione Fiduciaria di Milano che, in base alla normativa antiriciclaggio, lanciò una "segnalazione di operazione sospetta" all'Unità di Informazione Finanziaria di Bankitalia che poi la inoltrò alla Procura di Milano e alla Guardia di Finanza.

Ma l'ipotesi di reato contestata a Fontana riguarda il mancato completamento della fornitura: dei 75 mila camici previsti inizialmente dal contratto Dama-Aria, ne sono stati consegnati soltanto 50 mila. I magistrati milanesi sono convinti che Dini avesse tentato di rivenderli, attraverso un intermediario, a una Rsa del territorio di Varese a un prezzo maggiorato rispetto a quello previsto nel contratto con Aia. Un escamotage - questo il sospetto dei pm - architettato da Dini proprio per "rientrare" dal mancato profitto dovuto alla trasformazione del contratto di acquisto in donazione.

Oltre a Fontana, risultano indagati anche suo cognato Andrea Dini, l'ex direttore generale di Aria Bongiovanni e la responsabile dell'ufficio gare della Consip lombarda Carmen Schweig. Tutti accusati di frode nelle pubbliche fornitura con Dini e Bongiovanni che rispondono anche di turbata libertà nella scelta del contraente.

"La difesa di Fontana è quella di oggi in consiglio regionale", ha sottolineato l'avvocato Pensa. "Bongiovanni - ha spiegato il legale - non sapeva che Dama fosse un'azienda legata a Fontana. E' un tecnico e per lui Dama era una delle tante. Quando viene a sapere che Dama è la stessa azienda di Paul&Shark, ha subito informato Fontana per evitare situazioni di imbarazzo. E Fontana dispose subito la revoca del pagamento". Argomentazioni giuridiche che l'avvocato Pensa è pronto a mettere nero su bianco in una memoria difensiva da preparare nel corso dell'estate. Soltanto una volta messa a punto la strategia difensiva arriverà la decisione su un possibile interrogatorio di Fontana davanti ai pm. "A settembre decideremo se sarà utile farsi sentire o se basteranno le carte difensive", ha chiarito il legale dopo aver avuto "un ampio scambio di vedute con i pm" che però non hanno sciolto i suoi interrogativi. "Ci sono forti dubbi in fatto e in diritto sulla ricostruzione della vicenda da parte della procura. E' tutto molto fumoso e nebuloso".

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