Caso camici, pm: mancata consegna frutto di accordo retrostante

fcz
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Milano, 30 lug. (askanews) - La "scansione cronologica dei fatti" sulla "mancata consegna ad Aria spa di almeno 25 mila camici" che facevano parte della più ampia fornitura commissionata dalla centrale acquisti della Regione Lombardia a Dama, la società di proprietà di Andrea Dini, cognato del governatore Attilio Fontana, spinge i magistrati milanesi "a ritenere che si sia trattato di un preordinato inadempimento, per effetto di un accordo retrostante" già raggiunto tra il presidente della giunta regionale e suo cognato. Lo scrivono i pm Paolo Filippini, Luigi Furno e Carlo Scalas nel decreto di perquisizione (il cui contenuto è stato anticipato dal Corriere della Sea e altri quotidiani) che ha portato i militari della Guardia di Finanza a sequestrare nel magazzino della società varesina la parte "mancante" della fornitura: 25 mila camici, su un totale di 75 mila, che non sono mai stati consegnati dopo la decisione presa il 20 maggio scorso di trasformare in donazione il contratto d'acquisto da 513 mila euro sottoscritto il 16 aprile tra Dama e Aria, la centrale per gli acquisti regionale. Una partita di camici, si legge ancora nel provvedimento, "assegnata" da Aria in affidamento diretto a Dama ed "eseguita nella consapevolezza delle parti dell'esistenza di una situazione di conflitto di interessi derivante dal rapporto di parentela tra la proprietà e l'amministrazione della Dama con il presidente della Regione Lombardia". Dai qui l'accusa di turbata libertà nella scelta del contraente contestata a Dini e a Filippo Bongiovanni, l'ex direttore generale di Aria che si è dimesso dall'incarico dopo essere stato travolto dall'inchiesta. I due sono anche accusati insieme a Fontana di frode nelle forniture pubbliche. Ipotesi di reato scattata, sottolineano ancora i magistrati milanesi del decreto di perquisizione, per "la mancata consegna di 25.647 camici Dpi destinati alla gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19 attraverso l'espediente di trasformare la fornitura in parziale donazione". Un escamotage che ha portato l'azienda del cognato di Fontana a "ridurre l'originario quantitativo oggetto di negoziazione, con l'intento di superare le criticità derivanti dal conflitto di interessi e consentire a Dama di interrompere la fornitura originariamente contrattualizzata", in modo "da destinare al mercato la parte dei camici non ancora consegnata". Proposta di donazione che, ricordano i pm di Milano, "non è mai stata formalmente accettata da Aria" perchè "bloccata da un parere, peraltro contrario, dell'ufficio legale della medesima società".