Caso Cerciello, "Hjorth bendato perché dava testate a muro" - punto

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Roma, 27 ago. (askanews) - Mani legate dietro la schiena e una bandana sugli occhi in una stanza della caserma di via In Selci a Roma: questa foto di Christian Gabriel Natale Hjorth, uno dei due americani arrestati per l'omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, accoltellato a morte la notte del 26 luglio, ha suscitato indignazione e polemiche. Ora parla - tramite il suo avvocato Andrea Emilio Falcetta che ha depositato una memoria difensiva ai magistrati che indagano - il maresciallo, amico di Rega, che scattò quella foto, indagato per rivelazione di atti di ufficio e spiega perché lo fece, mettendo nero su bianco che quella foto non doveva essere pubblicata, ma era riservata ad una chat di Whatsapp interna di soli carabinieri, 'esclusivamente riservata a 18 carabinieri', 18 carabinieri operativi in tutta Italia che si stavano scambiando informazioni.

Una foto scattata per mostrare ai colleghi che i due responsabili dell'omicidio di Rega erano stati presi e che a differenza di quanto diffuso subito dopo il delitto, non erano magrebini. Una foto che poi 'è stata inopinatamente consegnata alla stampa da altro carabiniere, quasi certamente non partecipante alla chat', che sarebbe stato già individuato dai vertici dell'Arma. E quella bandana, messa da un altro carabiniere ancora, era un 'mezzo di contenimento', perché il ragazzo, dopo un cocktail di psicofarmaci, dava testate ai militari, ai pc e al muro.

Secondo l'avvocato Andrea Emilio Falcetta, il suo assistito è un importante testimone per chiarire i 'misteri' dell'agguato a Cerciello, e per questo nella memoria difensiva depositata oggi chiede ai magistrati che il maresciallo sia interrogato. 'Io ritengo, salva la diversa eventuale valutazione della magistratura che il mio assistito sia un testimone in grado di rafforzare l'ipotesi accusatoria e mi auguro che l'Arma non intenda bruciare un testimone così importante', ha spiegato Falcetta ad Askanews. (Segue)