Caso Cerciello, "Hjorth bendato perché dava testate a muro" - punto -2-

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Roma, 27 ago. (askanews) - Nella memoria difensiva depositata dall'avvocato, il maresciallo che scattò la foto ricostruisce i fatti: ad informarlo dell'agguato mortale a Rega, intorno alle 5.40 del 27 luglio 2019, la telefonata di un collega del nucleo operativo compagnia carabinieri Roma Centro. Da quel momento il maresciallo 'partecipò attivamente alle ricerche degli autori del brutale assassinio', per ordine del suo superiore.

Era già stata diffusa 'la falsa notizia' - si ricorda nella memoria - che ad assassinare il vicebrigadiere fossero stati due pregiudicati per droga di origine magrebina, una 'errata notizia', che 'scaturiva da indiscrezioni di stampa inerenti le prime dichiarazioni rese sia dal carabiniere Andrea Varriale che dal pregiudicato Brugiadelli, e nelle prime ore di affannose ricerche ebbe anche l'effetto pernicioso di depistare le indagini'.

C'è una chat di Whatsapp - spiega l'avvocato nella memoria difensiva - 'riservata a soli carabinieri operativi', di cui fa parte il suo assistito, dove 'vi partecipano solo ed esclusivamente carabinieri', sono 18, carabinieri che 'svolgono incarichi operativi su tutto il territorio nazionale da Cuneo fino a tutta la Sicilia', e 'tutti i carabinieri partecipanti a tale chat hanno anche la funzione di 'amministratore' della stessa'. E 'dai minuti immediatamente successivi alla morte di Mario e per le seguenti 8 ore che precedettero la cattura dei due indagati, tutti i militari di tale chat, mossi sia dal senso del dovere che dalla comprensibile spinta emotiva conseguente al brutale assassinio del loro amico e collega, scambiarono centinaia di messaggi e decine di fotografie di pregiudicati nonché addirittura gli audio della telefonata intercorsa tra il Brugiatelli ed uno dei due ragazzi americani, oltre a frammenti dei video inerenti la scena del crimine'.

Tutto per aiutare le indagini: lo 'scopo principale - spiega la memoria difensiva - era: indicare ai militari impegnati nelle indagini romane sull'omicidio tutti i possibili identikit di spacciatori già noti a ciascuno per ragioni evidentemente connesse ai servizi operativi svolti in passato nella città di Roma; descrivere comunque situazioni e luoghi inerenti la zona di Roma interessata dagli eventi; scambiare foto e dati sensibili inerenti i possibili sospettati (lo si ripete, fino a quel momento, falsamente ritenuti di origine magrebina); analizzare gli audio onde cercare possibili riconoscimenti e quantomeno individuare le origini etniche dei soggetti da ricercare; aggiornarsi reciprocamente sugli sviluppi delle attività investigative'.(Segue)