Caso Cerciello, "Hjorth bendato perché dava testate a muro" - punto -3-

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Roma, 27 ago. (askanews) - Quando i carabinieri arrivarono all'arresto dei due ragazzi americani indagati 'la notizia fu immediatamente condivisa nella suddetta chat che, lo si ripete, era esclusivamente riservata a numero 18 carabinieri, specificando che tuttavia, e contrariamente a quanto era stato riferito in un primo tempo sulla scorta delle 'confuse' dichiarazioni del 'partner' del vice Brigadiere Cerciello, i due sospettati erano americani e non invece di origine nordafricana'.

Nella memoria difensiva l'avvocato ricostruisce anche il contesto in cui un militare mise quella bandana sugli occhi di Natale Hjorth: 'I due ragazzi erano ancora visibilmente sotto l'effetto di sostanze alteranti', ed era stato proprio il suo assistito a raccogliere in una busta 'una quantità e varietà di psicofarmaci vistosamente esagerata' e nel portarli alla caserma di via Inselci lo stesso maresciallo 'riportò lesioni al volto giacché uno dei due, sia pure immobilizzato mediante manette, dava testate agli operanti'.

'All'ingresso nella Caserma - si spiega - costui aveva iniziato a tentare di dare testate anche contro il muro e contro i computer, e venne perciò bendato da altro e diverso militare per un tempo di 4 o 5 minuti che si rivelò fortunatamente sufficiente ad interrompere i suoi atteggiamenti aggressivi e di autolesionismo'. Una decisione avvallata - secondo la memoria difensiva - anche da due ufficiali, un capitano ed un maggiore, 'la cui presenza rassicurò tutti gli operanti', compreso il maresciallo, sul fatto che 'tale precauzione costituisse senza alcun dubbio un legittimo e proporzionato utilizzo di 'strumenti di contenimento'' nei confronti dell'arrestato sia per prevenire lesioni verso gli operanti che gesti di autolesionismo. Così come previsto dalla scriminante prevista dall'articolo 53 del codice penale - annota l'avvocato Falcetta - e 'certamente ben consapevoli i suddetti ufficiali, insieme a tutti gli operanti, che gli esiti visibili di eventuali atti di autolesionismo da parte dell'arrestato avrebbero essi si, ben più della benda, influenzato in senso negativo l'utilizzabilità in sede procedimentale delle dichiarazioni spontanee rese nell'immediatezza del fatto'.

L'interrogatorio - come sottolineato a suo tempo, ricorda l'avvocato, dallo stesso procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma Giovanni Salvi - si svolse con ogni garanzia di legge - infatti 'all'arrivo dei difensori e dei pubblici ministeri il ragazzo si era finalmente calmato tanto è vero che già da tempo era stato liberato dalla benda'.(Segue)