Caso Ciatti, il papà di Niccolò: "Arresto ceceno dimostra che dicevamo verità"

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"Quando stamattina ho detto a mia moglie dell'arresto del ceceno, le sono iniziate a cadere dagli occhi lacrime e lacrime. D'altronde la nostra vita ormai è questa. Ogni giorno andiamo a trovare Niccolò nell'ultimo posto dove si vorrebbe andare a trovare un figlio, al cimitero. La notizia l'abbiamo accolta molto positivamente, certo. Nonostante per noi usare la parola contentezza sia difficile, consideriamo questo arresto un passo in avanti verso quello che abbiamo sempre sostenuto: è stato provato che quanto dicevamo era ed è la verità, al pestaggio di mio figlio hanno partecipato anche gli altri ceceni e sono stati forti, reali i riscontri trovati se hanno addirittura permesso di richiedere un ordine di cattura europeo". Luigi Ciatti, papà del 22enne di Scandicci morto a seguito del pestaggio subito in una discoteca a Lloret de Mar l'11 agosto 2017, commenta così all'Adnkronos l'arresto di uno dei tre aggressori avvenuto in Francia.

"E' un passo molto importante, sinceramente inaspettato - continua - ma sapevamo che i carabinieri avevano a suo tempo indagato non fermandosi nemmeno durante questa pandemia e i risultati ci sono. Il 12 febbraio saranno tre anni e mezzo che Niccolò è morto, abbiamo imparato a sopravvivere a nostro figlio, abbiamo un'altra figlia, Sara, che ha 4 anni di meno e andiamo avanti. Per un genitore sopravvivere a un figlio è la peggior condanna che si possa avere. Sopravviviamo, perché dobbiamo dare un futuro a Sara e giustizia a Niccolò, e non ci fermeremo finché avremo forza. Siamo all'inizio, ancora non sappiamo niente di più di quando ci sarà questo processo, cosa accadrà, se Spagna e Italia si metteranno d'accordo per mettere in galera questi delinquenti. Sarebbe tuttavia il minimo e mi auguro ci sia una piena collaborazione che porti a ottenere giustizia".

Luigi Ciatti è un fiume in piena, seppur con voce sommessa a volte rotta, mentre racconta la vita spezzata del suo primogenito e quella stravolta di una intera famiglia. "Lottare - dice - questo possiamo fare per un figlio di 22 anni che era a ballare, non era un delinquente che andava in giro a cercar risse o cosa, stava ballando, tranquillo e beato, e questo è quello che gli hanno fatto questi ceceni balordi. Questi ragazzi, in generale - spiega - credo non abbiano rispetto, una coscienza che li porterebbe a fermarsi in situazioni simili. Si continua a picchiare quando l'altro è a terra, inerme: queste non sono disgrazie, questi sono atti voluti. La parola perdono l'ho cancellata dal mio vocabolario, ci deve essere giustizia che porti queste persone in carcere perché non c'è speranza di recuperare balordi di questo tipo".

Oggi la seconda figlia, Sara, ha la stessa età che aveva Niccolò quando è morto: "Non ha più messo piede in una discoteca, ma di certo non potremmo vietarle di andare se dovesse chiedercelo un giorno - dice ancora Luigi Ciatti - In fondo il problema non sono le discoteche, a Niccolò piaceva andarci, basta che ci sia quello che ci deve essere: nel caso di mio figlio sarebbe bastata la presenza di un buttafuori all'interno. Solo quello, e forse oggi lui sarebbe ancora qui". (di Silvia Mancinelli)