Caso Cucchi: due carabinieri condannati a 13 anni per il pestaggio

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Ilaria Cucchi e i genitori nel 2014, in sit-in davanti al Palazzo di Giustizia di Roma con le foto di Stefano Cucchi (Foto Daniele Leone / LaPresse)
Ilaria Cucchi e i genitori nel 2014, in sit-in davanti al Palazzo di Giustizia di Roma con le foto di Stefano Cucchi (Foto Daniele Leone / LaPresse)

I due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, accusati di avere picchiato Stefano Cucchi, sono stati condannati a 13 anni per omicidio preterintenzionale. Lo hanno deciso i giudici della Corte di Assiste D'Appello di Roma.

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I due carabinieri in primo grado avevano avuto inflitta una condanna a 12 anni di reclusione e il Pg, Roberto Cavallone, al termine della requisitoria d'appello aveva chiesto 13 anni per entrambi.

La decisione della Corte D'Assise d'Appello è arrivata dopo 5 ore di camera di consiglio.

Il maresciallo Roberto Mandolini, accusato di falso poiché avrebbe coperto quanto accaduto, ha avuto un lieve sconto di pena passando da 4 anni e mezzo a 4 anni; mentre Francesco Tedesco ha visto confermata la condanna a due anni e sei mesi, sempre per falso: già imputato, denunciò i suoi colleghi divenendo un teste chiave. 

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I quattro carabinieri furono coinvolti nella vicenda del pestaggio di Stefano Cucchi, morto a Roma nell'ottobre del 2009.

Ilaria Cucchi: "Pensiero a Stefano e miei genitori"

"Il mio pensiero va ai miei genitori e a Stefano. Mio padre e mia madre non possono esser con noi per il caro prezzo che hanno pagato in questi anni". E' il commento a caldo di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, dopo la sentenza di condanna in appello dei carabinieri.

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Legale famiglia Cucchi: "La madre ha pianto, lotta non ancora finita"

"La mamma di Stefano, la signora Rita Calore, ha pianto non appena ha saputo della sentenza. L'ho sentita la telefono. E' un momento di grande commozione. Dopo 12 anni la lotta non è ancora finita. Siamo comunque pienamente soddisfatti della decisione di oggi della corte d'appello". Lo afferma l'avvocato Stefano Maccioni, parte civile nel processo, e legale dei genitori di Stefano Cucchi, dopo la sentenza di appello.

Legali carabinieri: "Accusa ingiusta, andremo in Cassazione"

"Pensavamo che non si potesse fare peggio della sentenza ingiusta come quella di primo grado, ma oggi abbiamo la conferma che la giustizia non guarda più al dato processuale e la conferma è oggi con l`accoglimento di una impugnazione completamente inammissibile, che ha condannato ancor più gravemente gli imputati di questo processo. La nostra speranza è il giudice delle leggi, la Cassazione. Ci rivedremo lì". Così ha detto l`avvocato Maria Lampitella, difensore del carabiniere Raffaele D'Alessandro, dopo la sentenza di appello del processo per la morte di Stefano Cucchi.

Antonella De Benedictis, che assiste il carabiniere Alessio Di Bernardo, ha aggiunto: "Sono molto amareggiata, c'è una perizia medica che accerta il fatto che Stefano Cucchi sia morto in conseguenza dell`ostruzione di un catetere, ritengo l`omicidio preterintenzionale non sia giusto. Ricorreremo in Cassazione".

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L'avvocato Giosuè Bruno Naso, difensore del maresciallo Roberto Mandolini, ha spiegato: "Prima di commentare una sentenza bisogna leggere le motivazioni, vedremo su quali basi sono state escluse le attenuanti generiche nei confronti dei carabinieri imputati".